Ricostruzione, è una divisione infinita
Terremoto. Gli Ordini professionali litigano sulla denuncia contro i tavoli di confronto e le imprese soffrono di liquidità
È nato primo l’uovo o la gallina? La colpa di una ricostruzione lenta è dei tecnici privati o degli uffici pubblici? I cantieri bloccati sono causati dall’ingordigia di certe imprese pigliatutto o il circolo non virtuoso dei soldi annienta i piccoli artigiani? Domande retoriche, forse senza risposta, che fanno da contraltare al disagio di migliaia di sfollati, che a distanza di oltre tre anni si preparano a vivere un altro inverno lontano dalla loro casa. Vittime di una burocrazia cambiata decine di volte, (mal) interpretata o così stringente da sgretolare ogni speranza, mentre ancora si attende quella famosa legge sulle calamità naturali che giace in chissà quale cassetto romano, pronta ad essere invocata ad ogni disastro naturale.
Eppure la ricostruzione “senza speranza” continua a far discutere i vari attori. Ci sono carabinieri, guardia di finanza, ispettorato del lavoro e polizia municipale che verificano la regolarità nei cantieri. Ci sono piccoli artigiani che ormai rifiutano gli incarichi perché temono - ancora una volta - di vedersi procrastinare i pagamenti dall’impresa capofila, sempre che paghi... E poi ci sono le diatribe interne, come quella esplosa dopo l’articolo della Gazzetta con gli stessi ordini professionali spaccati perché qualcuno ha pensato di lamentarsi di ciò che non funziona, senza risparmiare critiche neppure ai rappresentanti che ai tavoli di confronto continuano a partecipare e che, a loro volta, si lamentano perché la condivisione delle problematiche non c’è neppure tra colleghi se non fosse per qualche coraggiosa uscita in solitaria e senza supporti cartacei.
In tutto questo, mentre si avvicina un altro snodo determinante della ricostruzione, ossia i cantieri dell’unità minime d’intervento dei centri storici, ecco che il comitato Sisma.12, ispirato dalle lamentele dei tecnici, rilancia il tema della partecipazione.
«Viene offerta una immagine impietosa della non-ricostruzione nella Bassa - denuncia il comitato che il 19 sarà a Roma per essere ascoltato dalla commissione parlamentare per la Semplificazione - Impietosa e, purtroppo, veritiera di tecnici, imprese e cittadini lasciati soli a subire le angherie di una burocrazia che potrebbe sembrare un ectoplasma fatto di ordinanze, linee guida, codici, ma che in realtà ha degli esecutori in carne ed ossa, con nomi e cognomi, che gli danno vita. Sembra tempo di bilanci; e dopo oltre quaranta mesi dal sisma ci starebbe pure. E qualcuno si chiede cosa abbiano fatto i Tavoli di concertazione, gli Ordini, le Associazioni, i Partiti (di opposizione, perché quello di maggioranza ha svolto con diligenza il compito di magnificare i risultati, anche solo presunti, ottenuti dai due Commissari Delegati e dai loro collaboratori in Regione e nei Comuni). Hanno fatto decisamente poco, vincolati da interessi di bottega. Poi ci sono i Comitati; ci siamo noi di Sisma.12. In questi tre anni abbiamo ottenuto alcune cose. Potevamo ottenerne di più? Forse. È che i Comitati di cittadini sono fatti dai cittadini in carne ed ossa; per cui non basta esserci sui social e su questi minacciare improbabili sfracelli. Bisogna metterci un po’ del proprio tempo e metterci la faccia e, magari, esserci nelle assemblee e nelle manifestazioni. Esprimere il proprio disagio ed il proprio dissenso. Perché nessun altro risolverà i nostri problemi; non lo farà il “politico amico”, non lo farà “Striscia la Notizia”, non lo farà il nostro tecnico e nemmeno l’avvocato. Perché se il tecnico non basta e in tanti hanno bisogno dell’avvocato per veder riconosciuti i propri diritti da una Pubblica Amministrazione c’è qualcosa che non torna, c’è un problema politico. E un problema politico lo affronti e lo risolvi unicamente insieme agli altri; perché da solo non ce la puoi fare. Da solo ti schiacciano come un chicco d’uva Ma, comunque, nonostante tutto, non è troppo tardi».(f.d.)
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