Finale, scioglimento o via i dirigenti
La riunione in prefettura certifica le gravi carenze amministrative riscontrate dai commissari negli uffici del Comune
FINALE. Un mese esatto dopo l’invio della relazione dei tre commissari - il viceprefetto vicario di Ravenna, Antonio Giannelli, l'ex maggiore dei carabinieri di Modena, Carmelo Rustico e il tenente colonnello delle Fiamme Gialle di Modena, Giuseppe Micelli - al prefetto di Modena, Michele Di Bari, la relazione sull’indagine amministrativa a carico del Comune di Finale è pronta per essere inoltrata al ministero dell’Interno. E quello che i tre ispettori avevano evidenziato, ossia le gravi carenze amministrative all’interno della macchina burocratica del municipio e l’esposizione a possibili condizionamenti, è fatto proprio anche dal Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, che si è riunito ieri mattina a Modena. Sarà Michele Di Bari, attraverso una lettera di accompagnamento alla relazione, a sottolineare quali siano le risultante emerse durante i tre mesi di analisi di migliaia di documenti ed audizioni di politici, funzionari e persone informate. A Roma, però, arriveranno due proposte: lo scioglimento del Comune, con la conseguente nomina di tre commissari, o in alternativa la sostituzione dei funzionari considerati inadeguati.
Perché se è vero che i tre commissari prefettizi non hanno riscontrato infiltrazioni mafiose, hanno invece annotato come le barriere anti-infiltrazioni e quindi il rischio di potenziali condizionamenti siano assai limitate. E a questa sintesi sono arrivati verificando i documenti, le determine, le competenze. L’assenza di un segretario comunale - dopo la scelta di non affidarsi più a quella part-time inizialmente assunta e il fallimento di almeno due trattative prima di incaricare la dottoressa Natalia Magaldi - ha tolto al Comune un presidio, quantomeno formale, di legalità. Così come non è possibile non tenere conto del “de minimis” con cui sono stati fatti diversi incartamenti burocratici, bandi di gara compresi. Nell’analisi dei tre commissari ha fatto soltanto in parte capolino l’inchiesta penale parallela “Aemilia”, che portò agli arresti l’ex capo ufficio dei Lavori Pubblici, Giulio Gerrini. E gli atti da lui firmati, così come gli altri incartamenti del terremoto, hanno inciso nel giudizio complessivo dei commissari prima e del Comitato per la sicurezza poi. C’è il rischio condizionamenti, perciò ora bisognerà decidere se la responsabilità è soprattutto politica (si andrebbe verso lo scioglimento del Comune per almeno 12 mesi) oppure se vi sono in primis limiti burocratici a cui la politica non è in grado di porre rimedio, ed ecco perché in seconda battuta il Comitato suggerisce anche il cambio dei funzionari. Funzionari a cui viene rinnovato l’incarico bimestralmente dal sindaco in quanto si tratta di posizioni organizzative e non di dirigenti.
@francescodondi
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