Fra individuale e collettivo ricerca sul gesto in 11 sequenze
MODENA. Martedì sera Virgilio Sieni ha tracciato sul palco del Teatro Storchi di Modena una vera e propria mappatura della sua ricerca. Le undici sequenze coreografate di "Isolotto", nuovo assolo...
MODENA. Martedì sera Virgilio Sieni ha tracciato sul palco del Teatro Storchi di Modena una vera e propria mappatura della sua ricerca. Le undici sequenze coreografate di "Isolotto", nuovo assolo dopo lo storico "Solo Goldberg Improvisation", invitano lo spettatore a farsi testimone di un percorso di indagine riproposto sulle evocative strutture musicali del chitarrista norvegese Eivind Aarset. Il ritmo disteso e introspettivo della performance richiede allo spettatore un'attenzione che può, e forse deve, trasmigrare a tratti nella disattenzione, in modo da cogliere la danza nel suo verificarsi come riflessione e condivisione. Il corpo in scena si interroga sul gesto a partire da uno spazio spoglio e minimale, uno spazio abitato dallo stesso movimento del danzatore che lentamente compie dei cicli concentrici attorno alla presenza in scena di Aarset. Si tratta di sequenze spaziali e temporali insieme, scandite da un alternarsi circadiano di luce e ombra. Il corpo di Sieni, che per un'ora intera non abbandona mai il movimento, assume spasmi apparentemente involontari in un tracciato motorio estremamente fluido; i gesti portati in scena sembrano provenire da una dimensione primordiale in grado di sovrapporre la storia gestuale dell'individuo a quella condivisa della sua specie. Il corpo in questo senso esiste come parte di una comunità: la stessa che Sieni riconosce in chiusura di "Isolotto" al rompere la barriera tra spazio performativo e spazio della visione.
Elena Carletti
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