La fiera fa flop e un espositore denuncia
Esposto in Procura per “Reggio a tavola” organizzata da Sgp che si difende: «Evento pubblicizzato»
“Reggio a Tavola”, l’esposizione enogastronomica che domenica scorsa ha chiuso i battenti, finisce in Procura. Un evento organizzato dalla Sgp di Carpi, con lo scopo di raccogliere l’eredità di “Casa&Tavola”, per oltre 20 anni una delle manifestazioni di maggior richiamo del panorama fieristico reggiano.
Una tre giorni sulla quale tuttavia si sono levati sin da subito malumori di molti espositori, che in termini di presenze e numero di visitatori hanno lamentato un avvio e un andamento al di sotto delle aspettative. Ad essere contestata era stata soprattutto la pubblicità riservata all’evento, considerata dagli espositori molto scarsa. Un aspetto sul quale dalla Sgp di Carpi, società molto nota e con tanti anni di attività alle spalle, hanno invece assicurato di non essersi affatto tirati indietro, sostenendo di aver pubblicizzato l’evento in maniera adeguata attraverso manifesti, dépliant, coperture sui social e su internet, oltre ad aver acquistato spazi pubblicitari sulla stampa locale.
Malumori che tuttavia ora si sono trasformati in un esposto contro gli organizzatori, inoltrato alla Procura di Treviso da Luigi Pagniello, che aveva uno stand alla rassegna.
Secondo quanto riportato nell’esposto, l’invito alla manifestazione da parte degli organizzatori era avvenuto «dandoci garanzia di successo». Ma, si legge nel documento, non si è verificato «purtroppo nulla di tutto ciò». Pagniello rileva che la manifestazione è stata «male organizzata» e che ha avuto «affluenza zero», parlando di un «danno provocato agli espositori».
Lo stand in questione è costato una cifra pari a circa 1.800 euro, includendo nel prezzo tutti i servizi per il funzionamento del punto di vendita: «Da considerare che abbiamo anche in conto i dipendenti ed i costi del viaggio, vitto, merce deperibile buttata», aggiunge l’espositore. Ed è per questi motivi che ora chiede «alle autorità competenti che si proceda al sequestro preventivo delle somme versate da tutti gli espositori». Non solo. Fra le richieste anche quella di ascoltare gli altri standisti presenti alla rassegna «per i danni ricevuti», alcuni dei quali – si legge ancora nell’esposto – «hanno preso accordi con la restituzione del 25% delle somme», attraverso quella che l’espositore giudica «una disparità di trattamento, tra i vari espositori».
Ma nell’esposto non finiscono solo accuse agli organizzatori. Ci sono anche richieste e considerazioni indirizzate all’Aefi, l’Associazione esposizioni e fiere italiane, affinchè assuma in futuro misure in grado di fornire maggiori garanzie a coloro che decidono di partecipare a questo tipo di esposizioni.
Evaristo Sparvieri
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