Gazzetta di Modena

Modena

“Visioni” dal diario di un folle

di Claudia Masi
“Visioni” dal diario di un folle

Da un racconto di Gogol' lo spettacolo italo-georgiano diretto da Levan Tsuladze

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MODENA. Come può un semplice impiegato statale portarci a una riflessione sui limiti della nostra società e aprirci alla ricerca della libertà? Levan Tsuladze cerca di rispondere attraverso la storia di Poprishchin in "Memorie di un pazzo", tratto dall'omonimo racconto di Gogol'.

Prodotto da Ert in collaborazione con il Teatro di Tbilisi, lo spettacolo, la cui ultima replica modenese è programmata per stasera al Teatro delle Passioni (ore 21), è l'esito della scuola di formazione di giovani attori italiani e georgiani. "Memorie di un pazzo" ci lascia entrare gradualmente nella vita di un umile impiegato che, frustrato dalle regole e dalle imposizioni della società in cui vive, cerca una via di fuga dalla quotidianità grazie all'immaginazione, unico modo per assaporare la libertà. A guidare le sue fantasie sono l'amore e il desiderio per una giovane attrice, che appare in scena come in un miraggio, lontana e irraggiungibile. Tsuladze tenta di ricostruire luoghi e dinamiche del mondo di Poprishchin, dalla sua stanza da letto al luogo di lavoro, fino al set cinematografico dove spesso spia la sua amata, con espedienti scenici come lo spaccato di un interno abitativo che abbatte le barriere fisiche e temporali del racconto. Le diverse dinamiche sono regolate da intervalli irriverenti in cui movimenti energici di gruppi di attori si alternano ad attimi di solitudine del protagonista. L'ironia e il dinamismo iniziali della rappresentazione lasciano spazio a toni più cupi che seguono il progredire della pazzia di Poprishchin, rassegnato a un sistema che non gli lascia speranze di essere amato e accettato per ciò che è, finché la crisi individuale prenderà il sopravvento: il protagonista rifiuta allora la realtà e ne costruisce un'altra dove la libertà di espressione non è gestita dalla rigida società classista ma da un'inclinazione naturale dell'essere, una realtà che apparentemente è in grado di riscattarlo, ma che si mostrerà in tutta la sua crudeltà. Davanti all'esplicita richiesta di aiuto, sul finale, sarà difficile non provare amarezza e compassione per chi, perseguendo la pazzia, lotta per la libertà.

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