«A Modena in crisi 195 mila pensionati Cambiare politica»
Un terzo della popolazione vive con il reddito statale «Sono loro che hanno pagato una patrimoniale occulta»
Nel crollo del ceto medio anche i pensionati scendono i gradini della scala sociale e finiscono tra le macerie della povertà diffusa. È questa la prima conclusione che si ricava leggendo la corposa ricerca compiuta dallo Spi, il sindacato pensionati della Cgil, che ha presentato ad amministratori e responsabili della spesa pubblica i dati raccolti dall’Osservatorio sugli anziani e i servizi a Modena.
Lo scopo? Aggiornare la fotografia reale dei 195 mila pensionati, quasi un terzo della popolazione totale, per concordare con gli enti locali una politica di assistenza più efficace. Nel settimo anno consecutivo della crisi economica, le poche certezze che restavano sull’aiuto degli enti locali si stanno sbriciolando mese dopo mese. È toccato al sindaco di Carpi Alberto Bellelli, che è anche copresidente della Conferenza Territoriale dei servizi socio-sanitari, l’ingrato compito di ascoltare il grido di dolore di chi ogni giorno tocca con mano l’impoverimento di chi sino a poco tempo riusciva a vivere dignitosamente.
A Modena e provincia i pensionati che vivono con una pensione ottenuta con i contributi lavorativi sono 154 mila; sono loro lo zoccolo duro di coloro che reclamano più attenzioni e meno sopraffazioni da parte della classe politica.
Non bastassero le necessità quotidiane di chi deve far quadrare i conti di affitto, spese condominiali, medicine, tariffe e assistenza ora ci sono anche i nuovi bisogni che irrompono all’improvviso. La disoccupazione dei figli, le separazioni e le necessità di pagare i libri o il dentista ai nipoti e magari l’affitto, trasformano i 1.430 euro mensili (di media) in un salvadanaio che si svuota ogni mese. La pensione femminile media di 816 euro può aggiungersi al reddito famigliare ma riesce a garantire solo quelle famiglie che abitano in una casa di proprietà e che non devono aiutare i figli. Sembra un dettaglio, ma anche chi vive in condomini con il riscaldamento centralizzato e spese appena sopra l’indispensabile, deve fare i conti al centesimo perchè le spese condominiali sono uguali a un piccolo affitto. Di qui la richiesta di un nuovo Piano Casa per la nostra provincia per dare risposte non solo agli anziani ma anche a giovani coppie e famiglie con minori visto che sui 6.038 alloggi pubblici ben 2.514 hanno più di 50 anni e 1.432 più di 70.
«Ciò che indigna di più - dice Alfredo Sgarbi, della segreteria dello Spi Cgil - è che oltre al sacrificio dei giovani c’è una tassa patrimoniale occulta che è stata fatta pagare ai pensionati. Sto parlando del blocco delle perequazioni che porta in cassa allo Stato altri 88 miliardi di euro in pochi anni. Un’enormità tenuto conto delle difficoltà per trovare il miliardo che serve per le emergenze.
Saverio Cioce
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