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Modena. All’Hotel Novi Sad tra speranze e degrado

di Stefano Totaro
Modena. All’Hotel Novi Sad tra speranze e degrado

Ecco gli ospiti delle tribune: centroafricani, pakistani, maghrebini e studenti Le notti dei rifugiati e gli anziani del circolo. E c’è chi fa una partita a pallamano

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MODENA. L’Hotel Novi Sad è uno tra i più spartani della città, pur godendo di una ottima location a due passi dal centro, di ampia zona verde e di grandi possibilità di parcheggio. Ora ha attivato anche i servizi, aperti pure di notte, in modo tale che gli ospiti possano farsi anche una doccia prima di riposarsi sui gradini di cemento, tra le romantiche scritte degli innamorati sulle pareti.

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Perché chi vuole passare la notte in questo hotel dorme all’aperto: gli alloggi sono liberi, si possono scegliere tranquillamente i propri compagni di stanza. Sulle tribune c’è spazio per tutti, per i profughi pakistani, per qualche afgano, per chi maghrebino ha l’obbligo di dimora come stabilito dal giudice. Questo hotel che ora è più famoso di altri illustri in città ha la prerogativa di essere un centro multietnico, un crocevia di vite e di storie. Facciamo una panoramica virtuale, come aprendo un sito specifico, e partiamo dal lato sinistro, quello verso il vecchio palasport. Di mattina e di pomeriggio le il primo spicchio di tribune è solitamente frequentato da persone di colore, gruppetti di africani, adolescenti e ragazzi delle scuole che gravitano in zona. Poi c’è il blocco centrale che si estende risparmiando solo l’ultimo spicchio di tribune sulla destra, lato stadio. Qui ci sono i profughi pakistani H24: la loro concentrazione scema verso mezzogiorno quando c’è la processione a piedi e in bici verso Porta Aperta, andata e ritorno. Poi per loro i lunghi pomeriggi e le notti sempre più fredde.

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L’ultimo spicchio di solito è eterogeneo: gruppetti di maghrebini, spesso mordi e fuggi a cavallo di biciclette, un via vai che prelude agli affari di droga tra rifornimenti e consegne. Sulle tribune bottiglie, segni di incuranti urinate. E’ anche l’area, come ieri pomeriggio, dove alcuni gruppetti di ragazzi in tuta si allenano scendendo e salendo di corsa. Ma non è finita, tornando a sinistra, in basso, guardando bene ecco che si notano gli irriducibili anziani del circolo che all’interno giocano a carte, organizzano qualche tigellata e che osservano il via vai delle bici. C’è chi teme che prima o poi ci scappi una coltellata, c’è chi dice di essere passato sotto una pioggia di rifiuti caduti dal retro delle tribune. L’Hotel, che ha come guardiano fisso una telecamera brandeggiante del circuito delle forze dell'ordine, ha “custodi” sporadici in polizia e Municipale che tengono monitorata la situazione. Sulle tribune, dice un ospite dell’hotel, di notte ora prende alloggio una cinquantina di profughi. Uno racconta per tutti e spiega la giornata: «Da Porta Aperta riceviamo un solo pasto al giorno, noi i soldi ormai li abbiamo spesi per il viaggio che ci ha portati dal Pakistan all'Iran, poi Turchia, Grecia, Macedonia, Austria e Italia. Andiamo al centro stranieri dove ci hanno dato appuntamento alla settimana dopo, poi andiamo in questura dove abbiamo lasciato i nostri nomi. Hanno detto che ci chiameranno. Noi aspettiamo ma non vediamo nessuno ancora. Poi arriva la sera e dopo aver cenato qua e là, stiamo qui». Ospiti indesiderati? «Ogni tanto c’è qualche tunisino ubriaco. Cerchiamo di non cedere alle provocazioni». Ieri c’era il sole e un gruppetto di giovani si è cimentato una per noi inconsueta partitella a handball. Sopra , sulle tribune, si lasciano al sole le scarpe e alcuni vestiti appena lavati. E’ un grande tempo fermo, tipico di chi attende in un albergo per poi andare altrove.

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