Non più di mille euro a 78 mila modenesi
Le pensioni più basse al 60% del totale. Sgarbi (Spi): «Quelli sino a 2000 euro non sono privilegiati»
«Che siano governi di destra, di centro o di centrosinistra la politica sociale è una sola: ridurre ogni giorno di più la spesa statale a favore dei meno abbienti. Che si tratti di sanità, di assistenza o di scuola, di previdenza o di pensioni tagli vengono sempre da lì, le risorse per salvare l’Italia sono prese sempre dalle stesse tasche».
Tocca a Tania Scacchetti, segretaria della Cgil modenese, condensare due ore fitte di numeri e osservazioni sul pianeta anziani per capire in che direzione muoversi. Lei parla apertamente d’invertire la rotta e parla rivolgendosi implicitamente al sindaco di Carpi, Bellelli, al tavolo dei relatori.
Un intervento appassionato il suo che in estrema sintesi si può tradurre con “Abbiamo già dato”. Il pilota automatico innestato dalle amministrazioni locali, che di fronte agli sbandierati tagli del governo ha scaricato sui cittadini la ricerca di nuove entrate sostitutive dei fondi da Roma, è ormai inutilizzabile. Il corto circuito tra minore entrate nazionali uguali maggiori tasse locali, non può più essere scaricato sul volontariato. «Non possiamo sempre essere chiamati noi a metterci una pezza quando i tagli sono già fatti - riassume - I Comuni possono discutere con noi anche durante il resto dell’anno e non solo a cose fatte. In Emilia Romagna abbiamo una lunga tradizione di contrattazione sociale che non va abbandonata. Il Fondo per la non autosufficienza ad esempio è stato finanziato con le tasse regionali».
Le cifre raccolte dallo Spi parlano da sole nel descrivere il pianeta anziani-pensionati a Modena e fanno toccare con mano il potere d’acquisto di una terzo della popolazione.
I dati dell’Inps sono chiari. Le pensioni di vecchiaia fino a 500 euro sono 17.666, quelle da 500 a mille euro sono 59.850 e poco meno sono quelle da 1.000 a 2.000, ovvero 53.304. In altre parole circa 130 mila dei 145 mila pensionati modenesi vivono con quelle cifre. I più benestanti, cioè quelli tra i 2000 a i 3000 euro, sono 10.764 mila mentre i “ricchi”, che superano quella soglia, sono 4.040. «Quello che ci preoccupa - commenta Alfredo Sgarbi (segreteria Spi) - è il continuo rullo di tamburi sulle pensioni privilegiate. Quali sono? Quante sono? Su questo il governo non parla ma la situazione è chiara. Se si tocca l’1% dei più abbienti non ce n’è abbastanza per sanare lo scandalo di chi deve vivere con 700 euro al mese. A meno che non si voglia colpire la fascia dei pensionati di mezzo, quelli che appena arrivano a fine mese, per prendere i soldi a loro. E noi non staremo fermi se vogliono colpire la grande maggioranza di ex dipendenti che dopo una vita di lavoro si vedono espropriati di quello che hanno versato. I miliardi risparmiati sinora a spese degli italiani possono tornare, almeno in parte, nelle tasche di chi ne ha più bisogno» . (s.c.)
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