«Imam? Mai avuto sospetti su quel circolo»
Camposanto. L’espulsione del clandestino che viveva in “moschea”. Il sindaco: «Per noi brava gente»
CAMPOSANTO. «Non abbiamo mai avuto problemi con l’associazione culturale “Al Kair”, anzi, si sono dimostrati sempre molto collaborativi con noi, soprattutto per le festività natalizie e per la fiera di luglio, dove hanno contribuito alla riuscita degli eventi, allestendo banchetti in cui offrivano ai presenti i loro dolci e prodotti tipici».
Sono parole di elogio quelle di Antonella Baldini, sindaco di Camposanto, verso l'Associazione finita nell'occhio del ciclone in questi giorni, dopo che presso i suoi locali di via Giannone, lunedì mattina la Digos ha prelevato l’inquilino scomodo di tre anni a questa parte, l'imam Mohamed. Imam che, oltre a essere clandestino in Italia, era sospettato di essere reduce da qualche viaggio ambiguo tra Siria e dintorni. «Non sapevo né come si chiamasse, né che faccia avesse - continua la Baldini- sono stata informata di ciò che era accaduto solo a giochi fatti, dal comandante della polizia municipale. Ma ci tengo a fare un plauso a tutte le forze dell’ordine, per i controlli e il lavoro che regolarmente svolgono sul territorio».
Che i membri dell’associazione "Al Kair" si dedichino alla diffusione della cultura culinaria, non è però l'impressione che hanno in paese, dove da diverso tempo ci si interroga sulla vera natura di una attività, che si avvicina più a quella di una moschea che di una pasticceria.
Di questo avviso Giovanni Malpighi, titolare della pizzeria “Il Pescatore”, che si trova a dividere lo stabile con l’associazione “Al Kair”, in un rapporto di difficile convivenza.
«Una volta a mezzogiorno, mi sono messo a fare la conta: c’erano ben 145 individui, vestiti delle loro tuniche e cafetani, scendere le scale che portano nei locali dell’associazione. E c’è lo stesso via vai di gente tutti i giorni, mai meno di 70/80 persone. Si figuri che biglietto da visita per i miei clienti, che mi chiedono di continuo cosa accada al piano superiore. Sono l’unico ristorante ad avere una moschea sopra la testa, nonostante fossi stato tranquillizzato dai vigili, tre anni fa, quando ho preso in gestione il locale, che tutto fosse sotto controllo. Invece oggi devo litigare anche per i parcheggi, che in teoria sarebbero riservati a noi e alla clientela, con tanto di cartelli che lo certificano, ma in pratica vengono occupati.
«Abitiamo vicini al nostro ristorante- aggiunge Laura, la moglie di Malpighi- e l’estate scorsa non si potevano tenere le finestre aperte di notte, per la loro litania di preghiera che si trascinava fastidiosa per ore. Inoltre ci siamo accorti che in tanti, non solo l’imam, rimanevano lì a dormire, li abbiamo visti più volte salire con cuscini e coperte».
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