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Incendio distrugge officina e abitazione

di Gabriele Farina
Incendio distrugge officina e abitazione

Marano. Le fiamme si sono sprigionate da un corto circuito, danni ingentissimi, l’edificio completamente inagibile

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MARANO. Distrutti ieri in un tremendo rogo un’officina e la casa sovrastante a Marano. «Non ho la forza di vedere la mia casa distrutta» ha detto Loredana Pinotti, che ha perso l’abitazione costruita dal marito, scomparso da quasi due decenni. Le fiamme si sono sviluppate ieri nel primo pomeriggio. Tutto è partito dall’officina sottostante, al civico 798 di via Papa Giovanni XXIII. Secondo una prima ricostruzione, si sarebbe trattato di un cortocircuito nell’impianto elettrico di un furgone. «Mio fratello Edi era appena andato via - ha ripreso Loredana - e aveva chiuso tutto. Ho sentito suonare l’allarme. Ho avuto appena il tempo di spingere in là l’altra porta, a fianco dell’officina, per far uscire il fumo, poi ho chiamato aiuto». Intanto, il fuoco iniziava a salire. «I vigili del fuoco sono arrivati in 15-20 minuti - ha garantito Loredana - ma sembrava che il tempo non passasse mai». Sul luogo sono poi giunte altre due camionette, assieme ai carabinieri e a un’ambulanza. La donna aveva respirato i gas tossici dell’incendio. «Mi hanno fatto un elettrocardiogramma - ha spiegato Loredana - ma mi sono rifiutata di andare con loro. Mi hanno dato una bottiglia d’acqua per dissetarmi, che ho finito subito». La donna parlava in una discesa ad almeno trenta metri dalla casa. «Il danno è enorme - ha ripreso la signora - ho scoperto che mio fratello non aveva l’assicurazione». L’officina in cui svolgeva fino a ieri le attività il fratello è stata subito dichiarata inagibile. Per la casa al primo piano s’è dovuto attendere l’arrivo dei tecnici comunali. «C’è il pericolo di crolli», ha analizzato il sindaco Emilia Muratori, intervenuta sul luogo. «C’era l’armadio con i vestiti di mio marito - ha ribadito Loredana - oltre a tanti documenti, carte e cartoni». In serata la donna è stata raggiunta dalla figlia, partita dalla capitale. «Vive lì con il compagno - ha spiegato Loredana - e mio nipotino, che a breve compirà otto anni. Io vivo più a Roma che a Marano. Loro tornano nel Modenese tre o quattro volte all’anno. Anch’io vengo poco, soprattutto quando devo fare le visite mediche». Loredana non era in casa al momento dell’incendio. «Penso che non avrei avuto la forza di muovermi», ha assicurato. Il non avere avuto danni fisici sul momento non la consolava. «Sento ancora gli scoppi», raccontava minuti dopo l’accaduto. «Se fossi stata a Roma sarebbe stato ancora peggio - ha ripreso - perché mi sarei preoccupata ancora di più. Infatti, ho fatto in modo di non far preoccupare mia figlia prima che prendesse il treno da Roma a Bologna. Dovrebbe arrivare a Vignola stasera (ieri sera), ma non ho la forza di guidare». Nel frattempo, i vigili continuavano senza sosta i loro interventi. Verso le 16 le fiamme erano ormai domate. La strada era stata chiusa nel tratto verso il capoluogo e le vetture nell’altro senso di marcia iniziavano a circolare. Loredana, però, ancora non aveva le forze per alzarsi. Davanti agli occhi aveva le immagini di quello che aveva provato qualche minuto prima. «Fino a quando ci sarà il fumo - ha concluso Loredana - non ho il coraggio di andare a vedere la casa».

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