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La “contenzione”: ecco che cos’è

di Luca Negrogno
La “contenzione”: ecco che cos’è

Da quella meccanica a quella farmacologica, senza un reale senso terapeutico

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La contenzione “meccanica” viene eseguita mediante l’utilizzo di cinghie, fascette, spondine e bracciali di immobilizzazione. Fornire una rappresentazione della diffusione del fenomeno nei contesti di “presa in carico” assistenziale, sociale o sanitaria è impossibile: non esiste alcun monitoraggio ufficiale a livello nazionale a differenza di quanto avviene nella nostra Regione. “L’abitudine” alla contenzione sopravvive in molti contesti: oltre ai servizi psichiatrici (dove peraltro si interviene per ridurla), la pratica può interessare ambiti genericamente restrittivi come i reparti carcerari o le case di riposo per anziani. La contenzione più diffusa, tuttavia, è quella farmacologica che si esegue con antipsicotici variamente combinati a sedativi e calmanti. Sono gli stessi farmaci utilizzati per curare ma somministrati in quantità massicce, senza un reale progetto terapeutico a lungo termine. Questo ci fa dire che non esiste alcuna connessione tra la pratica della contenzione e le caratteristiche mediche di chi viene “contenuto”: nessuna specifica “malattia” (alzheimer, schizofrenia, disturbo antisociale di personalità) ha come terapia la contenzione. Essa dipende invece dalla povertà di risorse sanitarie, sociali ed assistenziali, dal logoramento della relazione tra utenti e operatori, dalla chiusura e dall'isolamento dei luoghi di cura, dalla disperazione dell'ambiente. C'è un elemento culturale che può produrre un ricorso “facile” alla contenzione: il modello “custodialista” della psichiatria, e cioè l’idea che “assistere” sia sinonimo di “controllare”, “rieducare”, “correggere” qualcuno. Un modello destinato a crescere? Prosciugando i fondi per le politiche sociali si stima che 4 milioni di cittadini si troveranno in condizione di povertà assoluta. È inevitabile che aumenteranno gruppi di “esclusi” che del welfare potrebbero conoscere il volto custodialistico e di controllo. Fortunatamente, a Modena, l'azzeramento delle contenzioni è uno degli obiettivi fortemente voluti dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda Usl. Nel corso degli ultimi anni grandi passi avanti sono stati fatti. Rispetto al 2013, nell'ultimo anno di rilevazione, a livello provinciale si è passati da circa 50 episodi a 16. Un dato davvero significativo, soprattutto considerando che, nel 2011, gli episodi di contenzione erano più di 400.

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