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Matteo Richetti verso l’assoluzione

Matteo Richetti verso l’assoluzione

Per il deputato modenese, che aveva scelto il rito abbreviato, il pm ha chiesto l’archiviazione «perché il fatto non sussiste»

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Assoluzione perché il fatto non sussiste. L'ha chiesta, al termine della propria requisitoria in tribunale a Bologna, il Pm Morena Plazzi per il deputato Pd Matteo Richetti, imputato insieme a 15 ex consiglieri del gruppo dei democratici in Regione Emilia-Romagna. Rispondono di peculato nell'ambito della maxi-inchiesta di Procura e Guardia di Finanza sui rimborsi chiesti e ottenuti dai componenti dell'assemblea legislativa regionale tra il 2010 e il 2011.

Indagine chiusa con richieste di rinvio a giudizio per 41 persone, appartenenti a tutti gli schieramenti politici. Venerdì prossimo si prosegue e non è escluso che il Gup Letizio Magliaro si pronunci. Ma Richetti, che aveva chiesto di essere processato in rito abbreviato, è comprensibilmente fiducioso: «Aspettiamo la sentenza. È il giudice a decidere. Certo che il fatto che i Pm nella loro valutazione conclusiva abbiano chiesto l'assoluzione, considerata la correttezza del mio comportamento, mi riempie di gioia e sollievo», ha scritto su Facebook il parlamentare modenese che fu anche presidente del consiglio regionale. Richetti, a cui sono contestati rimborsi per circa cinquemila euro, è il politico più noto a livello nazionale tra gli imputati. Aveva inizialmente sfidato l'attuale presidente della Regione Stefano Bonaccini, anche lui finito nell'inchiesta e poi archiviato. Richetti poi si ritirò dalla corsa, poi apprese di essere indagato.

In seguito si fece interrogare, per lui venne chiesto il rinvio a giudizio come per quasi tutti gli altri indagati. Arrivati in udienza preliminare, però, il Pm Plazzi evidentemente ha ritenuto di non poterne provare la responsabilità e ha chiesto l'assoluzione. Il Pm ha invece chiesto di condannare a un anno e quattro mesi Marco Barbieri e Anna Pariani, che hanno scelto l'abbreviato come Richetti; e il rinvio a giudizio per tutti gli altri. Sempre in udienza è stato prodotto un documento che non era fin qui mai emerso agli atti. Lo ha presentato l'avvocato Luca Moser, legale dell'ex consigliere Marco Mazzotti: si tratta di una lettera datata 9 giugno 2010, firmata dall'allora capogruppo Marco Monari (anche lui imputato) con le “linee guida” su come i consiglieri avrebbero potuto spendere i fondi del gruppo assembleare. Il documento ha l'intento difensivo di sostenere l'assenza del dolo, cioè la buona fede dei consiglieri nel farsi rimborsare le spese; e di dimostrare che il modo in cui lo facevano erano 'normatò: avrebbero insomma rispettato le regole che erano state loro date.

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