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Migranti, ora a Modena è caccia a un tetto vero

di Stefano Totaro
Migranti, ora a Modena è caccia a un tetto vero

Dall’ex ospedale Estense all’ex Aeronautica, ma la soluzione probabile è l’ex Misericordia. Queste le tre ipotesi di una sistemazione dei migranti fermi a Modena al parco Novi Sad. Croce Rossa pronta a gestire

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MODENA. L’Hotel Novi Sad ha ormai le notti contate. C’è, ed è forte, l’intenzione di trovare una soluzione alternativa al bivacco che ogni notte si crea sulle tribune del parco, dove trovano rifugio, perché altri luoghi coperti non ce ne sono, le decine e decine di profughi pakistani che hanno bussato alle porte dell’Italia per avere asilo politico dopo aver fatto migliaia di chilometri e attraversato cinque o sei Stati.

Qualcosa infatti si sta muovendo. Come abbiamo riportato nell’edizione di ieri, gli addetti ai lavori, e per intenderci le istituzioni e le associazioni che si occupano dell’assistenza e della gestione delle problematiche legate ai migranti, ai disagiati, ai casi sociali in senso ampio del termine, si stanno confrontando.

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Stanno cioè intrecciando competenze, esperienze e informazioni al fine di trovare un hotel alternativo. Un luogo dove, e soltanto, passare le notti. E che abbia requisiti idonei dal punto di vista non solo degli spazi ma anche della collocazione “geografica” in città, una gestione non complicata ma fidata e attuabile e, particolare assolutamente non sa sottovalutare, abbia perlomeno le utenze ancora allacciate. Dunque i segugi dell’accoglienza sono stati sguinzagliati sul territorio e sono iniziate ad essere proposte e valutate, per ora sommariamente, alcune proposte.

Alcune “impossibili”, altre verosimili, una, in particolare, veramente attuabile e appetibile. Intanto sono state escluse a priori le soluzioni che vedevano l’impiego di polisportive, palasport e tensostrutture da trasformare in tendopoli. Quest’ultime richiamerebbero flussi migratori da ogni dove. Pertanto si è esaminata l’ipotesi dell’ex caserma della Guardia di Finanza, lungo via Emilia Est: gli allacciamenti ci sono, è certo, anche perchè non è vuota. Quindi questa è stata accantonata. Si è pensato ad una sala, piuttosto capiente, dove mettere delle brandine. Una potrebbe essere quella all’interno della sede della Protezione civile a Marzaglia. Ma anche qui ci sono materiali e mezzi da muovere in caso d’emergenza. E un esodo Marzaglia -Porta Aperta (dove vanno i migranti a mangiare a mezzogiorno) sarebbe una punizione.

E ancora è stata avanzata l’ipotesi di un’ala dell’ex ospedale Estense, quella dismessa e completamente vuota, locali di proprietà sia del Comune che dell’Ausl. Andrebbe bene per la posizione e anche per la vicinanza alla parrocchia di Sant’Agostino, che per altro ha già i “suoi” bisognosi da gestire. Ma sembra una soluzione un po’ troppo “faraonica”, difficile da gestire, al pari di quella di utilizzare un’ala della ex sede dell’Aeronautica, in zona via Pelusia. Una soluzione avanzata e che potrebbe essere quella più opportuna è quella della ex sede della Misericordia, o meglio quella parte della sede che un tempo era un convento e che era diventata la Casa delle Donne. È nuova, ristrutturata, pronta a dare ospitalità a una cinquantina di ospiti, con servizi e allacciamenti ed è praticamente “attaccata” alla sede di Porta Aperta. Una location molto, molto appetibile e che potrebbe vedere sin da subito la gestione attiva della Croce rossa modenese. Non un posto dove stoccare i migranti durante l’inverno in attesa che vengano regolarizzate le loro domande, ma un posto dove loro esclusivamente possano passare la notte, un luogo controllato e gestito da una associazione esperta. Forse è proprio questa la quadratura del Novi Sad.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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