Su Casa Fenocchi il Comune prepara il ricorso in Appello
Serramazzoni. È già stato dato mandato all’avvocato L’assessore Convenuti: «Troppi punti restano oscuri»
SERRAMAZZONI. Non si è conclusa con il verdetto del 19 maggio scorso la vicenda giudiziaria di Casa Fenocchi, la storia dell'antico rustico abbattuto per fare posto a una palazzina in un contesto immerso nel verde della campagna di Ligorzano. Il Comune di Serramazzoni ha appena deciso di impugnare la sentenza con cui il giudice Luigi Tirone a primavera aveva assolto gli imputati: l'ex capo dell'Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi e l'ingegner Adriano Vandelli, leader Cooprocon qui in veste di progettista. Assoluzione con formula piena decretata “perché il fatto non sussiste”, con deposito delle motivazioni avvenuto il 6 agosto. Il documento di spiegazione è stato vagliato in questi mesi e alla fine il Comune ha deciso di chiedere un nuovo pronunciamento alla Corte d'Appello di Bologna, formalizzando con la delibera di giunta del 1° ottobre il nuovo incarico affidato sempre all'avvocato Pina Di Credico. «Abbiamo deciso di andare avanti perché la sentenza lascia zone d'ombra che meritano di essere chiarite – spiega l'assessore all'Urbanistica Andrea Convenuti - il dispositivo non affronta tutti gli aspetti in maniera approfondita e crediamo sia giusto ricorrere nell'interesse del Comune». Una scelta fatta anche per mantenere la linea d'indirizzo del commissario Carmen Castaldo, che nel marzo 2013 aveva disposto la costituzione di parte civile recependo l'istanza di un gruppo di cittadini: «Nel mandato affidato all'epoca all'avvocato Di Credico – continua Convenuti – il commissario aveva scritto di tutelare il Comune in tutti i gradi di giudizio. Abbiamo ritenuto giusto rimanere in questo spirito». Continuerà dunque il braccio di ferro in sede giudiziaria, su binari però diversi da quelli del primo grado. Il pm infatti non può impugnare parimenti la sentenza perché ormai è passato troppo tempo dai fatti (il crollo-demolizione è dell'estate 2009) e anche in caso di ribaltamento del giudizio tutto finirebbe in prescrizione. Il Comune invece quale parte civile può continuare a fare valere le sue ragioni per la richiesta danni a tutela della collettività. Chiaro che il giudice d'appello pur non potendo disporre una condanna penale dovrà fare una valutazione del reato per decidere se accogliere o meno l'istanza della parte civile. Un nuovo giudizio sui fatti, insomma, dovrà essere emesso chiarendo i risvolti di una vicenda che ha rivelato molte sfumature sul piano tecnico. Il Comune è convinto delle sue ragioni, al punto da prendere una decisione certo non semplice, perché si tratta di fatto di un procedere in solitaria, ma ritenuta doverosa anche alla luce del significato simbolico che ha assunto la vicenda che, dopo la sua esplosione nel 2011, ha portato a nuove indagini su quanto stava succedendo a Serra sul fronte urbanistico portando alla luce diversi altri casi caldi in parte già finiti a processo e in parte in attesa di disposizioni in sede di udienza preliminare.
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