Annunci tranello: disoccupati modenesi beffati
«Dovevo fare una prova per magazziniere, mi hanno caricato in auto e messo a suonare campanelli per i contratti energia»
MODENA. Che ci siano venditori di contratti di energia senza scrupoli che riescono a indurre il malcapitato a sottoscrivere contratti spacciati per favolosi e super convenienti, è purtroppo risaputo. Tanti ci cascano, tanti, ma ancora pochi, riescono ad evitarli chiamando immediatamente sul posto le forze dell'ordine. Ma che si risponda ad un annuncio per un posto da magazziniere e si venga poi portati, all’insaputa dei concorrenti a questo impiego, a fare i venditori proprio di questi contratti porta a porta questa è “prassi” assurda. Eppure, come sembra, nel tranello ci stanno cascando in parecchi a osservare le paginate in internet che parlano di questa situazione collegata fra l’altro ad una ditta che ha sede fuori dalla nostra provincia e che pare proprio sia specializzata nel procacciare contratti di questo tipo.
Ma veniamo al racconto di chi, partito per un colloquio per un posto da magazziniere, si è trovato a sua insaputa portato in macchina da Modena a Sassuolo, e sguinzagliato per quattro ore (le altre quattro successive le ha volute evitare perché si è ribellato) a suonare campanelli ai cittadini in compagnia di “collaboratori” già esperti in questa pratica.
Il colloquio. Non riportiamo riferimenti precisi, ma abbiamo girato i nomi delle ditte coinvolte e quello del titolare di quella che aveva diffuso l’annuncio alle forze dell’ordine che ora stanno esaminando il caso. In cerca da anni di una occupazione questo 39enne modenese abituato a visitare i siti di annunci si imbatte in uno che, in zona Modena, riportava la possibilità di un impiego per cinque magazzinieri. Bisognava contattare una ditta con sede in zona Fiera per avere ulteriori delucidazioni. «Mi sono recato all’indirizzo - racconta - non c’era un’insegna ma un foglietto appeso con il nome della ditta, dentro alcuni vani spogli. Poi ecco il titolare, ben vestito, un classico rampante, sulla trentina che a me e ad altri quattro ci ha tenuto un colloquio di cinque minuti dicendoci di trovarci dopo qualche giorno sempre in sede. Ci sarebbe stata una prova perché voleva vedere come ce la cavavamo con il computer per poter schedare e archiviare la merce del magazzino».
Il 39enne dunque torna alla sede dopo qualche giorno e iniziano le sorprese.
Portati via in auto. «Io e un altro ragazzo siamo saliti in auto insieme a tre collaboratori del titolare e siamo stati portati a Sassuolo per questa giornata di prova. I collaboratori erano un 22enne marocchino, un 50enne e un altro di Treviso. Durante il viaggio in macchina, di proprietà di uno dei tre collaboratore, ci hanno spiegato che erano una succursale della ditta di Padova e che il loro direttore stava per immettere sul mercato una nuova marca di caffè con vendita alle aziende ed ai privati di sue macchine e che il lavoro da magazziniere era relativo alla vendita di caffè».
Il porta a porta. «Ci hanno offerto il caffè e ci hanno messi a nostro agio - racconta - poi siamo andati ad iniziare la giornata di prova. Iniziava a “puzzarmi” la cosa perché ci siamo fermati in un parcheggio. Io sono stato affidato ad uno dei tre collaboratori e con lui abbiamo iniziato un lavoro di venditore porta a porta a Sassuolo, quando l'annuncio non lo prevedeva per nulla. Il ragazzo con me si è messo un tesserino: davanti c’era scritto Enel, dietro il nome di una ditta di Padova e ha iniziato a suonare ai campanelli degli abitanti spacciandosi per dipendente Enel. L’obiettivo era procacciare dei contratti, far sottoscrivere dei contratti per Enel Energia e di farsi mostrare le bollette della luce». Il 39enne chiede spiegazioni, gli viene detto che in un futuro sarebbe poi aperto il magazzino e che ora c’era da fare il venditore. Passano quattro lunghe ore, il “disoccupato” si ritrova con gli altri due collaboratori e con l'altro candidato per il pranzo. «Io credevo che nel pomeriggio saremmo andati nel magazzino a fare la prova informatica invece ci è stato detto che avremmo dovuto fare altre quattro ore di porta a porta. Abbiamo detto no, pretendevamo di essere riaccompagnati ma loro hanno detto che non si poteva, loro dovevano finire la giornata». Quindi il 39enne ha dovuto chiamare un amico per farsi riportare a casa. Arrabbiato, si è poi recato alla sede della ditta per chiedere spiegazioni sui contratti di Enel Energia e il lavoro da magazziniere il titolare «mi ha risposto che quelle erano le basi per poi lavorare in un magazzino».
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