Arrivato in Italia con il barcone: vive al Parco XXII Aprile di Modena
Il degrado per gli stranieri non c'è solo al Parco Novi Sad. Sconcertante scoperta ieri in tribunale a Modena: il 21enne nigeriano arrestato per spaccio ha raccontato di essere arrivato in Italia dalla Libia con un barcone e di tirare a campare da mesi a cielo aperto tra gli alberi e i cespugli del Parco XXII Aprile
MODENA. Un controllo dei carabinieri al parco XXII Aprile e finisce in manette un giovane africano che ha in tasca una dosa di eroina. Sembra una storia da poco, di quelle di tutti i giorni, la storia di un “arrestino” ad opera delle forze dell’ordine sempre in quella zona per fermare il viavai di spacciatori che si danno il cambio dal tramonto all’alba. E invece il giovane davanti al giudice racconta che, arrivato in Italia con un barcone dopo una fuga dalla Libia, vive in quel parco. Non si sa come e dove, ma da mesi vive tra alberi e cespugli arrangiandosi con espedienti, spaccio compreso.
È un altro squarcio del velo sulla situazione di degrado in cui vivono a Modena tanti clandestini e profughi senza appoggi. Dopo il caso delle gradinate del Parco Novi Sad, ora tocca al Parco XXII Aprile.
P.E. è un nigeriano di 21 anni. Se ne è andato dal suo Paese arrivando chissà come in Libia. Ieri ha raccontato in aula, nel corso dell’udienza di convalida, che in Libia un lavoro regolare lo aveva trovato ma poi un fatto grave accompagnato da minacce l’ha costretto a fuggire a gambe levate. Per questo ha preso il primo barcone e ha attraversato il Mediterraneo con altri profughi e gente in cerca di fortuna arrivando a Lampedusa. Dall’isola è passato alla terraferma ed è arrivato, chissà come, a Modena.
Qui non ha nessun parente o conoscente, nonostante la comunità nigeriana sia consistente. Per questo è finito al Parco XXII Aprile, terra abituale per sbandati, e c’è rimasto. Clandestino, senza fissa dimora e sconosciuto a tutti, se non per i dati presi dalle forze dell’odine al suo arrivo in Italia.
Da mesi (da quanto esattamente non è chiaro) è rimasto nel verde del parco approfittando dell’estate. Finché l’altra sera i carabinieri, durante i loro soliti controlli al parco, lo hanno preso e ammanettato mentre deteneva una dose di eroina del peso di meno di un grammo.
Per questo ieri mattina è stato portato in tribunale davanti al giudice. Il suo arresto è stato convalidato e il giudice ha disposto l’obbligo di firma. Per il resto è libero. Ed è già tornato tra le frasche e qualche riparo. Lì vivrà, a meno che qualcosa non cambi, fino al 15 dicembre quando dovrà tornare in tribunale per comparire per la causa, assistito dall’avvocato Alessandro Zappelli.
Resta da capire se il suo caso è unico o no, al Parco XXII Aprile
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