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Il vestito che si può mangiare

Il vestito che si può mangiare

Anna Marchetti e la figlia Jessica lo hanno ideato con dei pasticceri

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MILANO. «Ci hanno proposto di abbinare il concetto del cibo alla moda. E abbiamo accettato ben volentieri». La stilista Anna Marchetti, proprietaria dell’omonima maison, spiega così la sua creazione, esplicitamente pensata in occasione del “periodo modenese” di Expo. Un abito speciale, creato insieme alla figlia Jessica, realizzato con materiali interamente masticabili, come la pasta di zucchero, colle utilizzate in campo alimentare. Il vestito, continua la Marchetti, «è composto da tante “foglie di fico” verdi piazzate sull’interno corpino e sulla gonna». Un omaggio al Duomo di Modena, patrimonio Unesco, visto che la forma è presenta su una formella delle Storie della Genesi.

«Ci siamo divertite tantissimo nel farlo. Ci dispiace molto che l’organizzazione di Expo –una scelta dettata da alcune criticità logistiche - non ce l’abbia fatto portare». La realizzazione dell’opera ha coinvolto sarte e alcuni maestri pasticcieri, che hanno lavorato insieme per più di un mese. (m.r.)

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