L’ex Misericordia? Ok, ma da sola non basta
Per ovviare all’emergenza profughi pakistani si sta cercando anche un altro luogo solo per la notte
Ben venga la sede dell’ex Misericordia o meglio il “comparto San Cataldo”, ma non basta. Per far fronte all’emergenza bisognerà trovare anche un’altra “location”, un posto “dormi e fuggi” per le notti dei pakistani. Nell’ottica dell’assistenza e dell’accoglienza ai bisognosi e ai senza tetto, come appunto sono i pakistani che chiedono asilo, da qualche inverno a questa parte viene aperta di notte la stazione dei treni che viene riscaldata sino all’alba. Lì vi possono trovare un posto al caldo almeno trentacinque persone. La stazione però potrebbe non bastare, essere un po’ stretta e così il “tavolo” dell’assistenza si sta adoperando per cercare un altro “stanzone”, un luogo coperto dove far dormire la gente bisognosa, mettendo la parola fine all’Hotel Novi Sad.
Il Comune dunque rilancia: bene l’ex Misericordia ma si cerca anche una “stazione bis”. Uno “slancio” eccessivo? Non sembra proprio. Innanzitutto il locali dell’ex Misericordia, compresi quelli dell'ex convento attigui a Porta Aperta, non sono dell’amministrazione comunale ma diventeranno a breve di proprietà della Curia. Ma al di là di questo, quando (e pare presto) diventerà operativa per l’accoglienza la nuova struttura, la possibilità di accedervi sarà data soltanto a chi ha problemi di salute, guai fisici, con “lasciapassare” in forma di certificato medico. Così come avviene ai gli ospiti notturni di Porta Aperta. Un “comparto San Cataldo” deputato in forma esclusiva dunque ai casi d’emergenza. Se dovesse passare il messaggio “ingresso libero”, è quasi scontato che il comparto farebbe da calamita ad un fiume in piena di migranti. Al di là di questo rischio comunque sempre possibile, ecco che il tavolo che gestisce l’emergenza ai bisognosi si trova a cercare nuovi spazi per altri, per le persone che non necessitano di cure. Modena ora vede la presenza di circa 115 pakistani che hanno richiesto asilo. Dalla questura hanno fatto sapere, come abbiamo raccontato, che sono tutti stati identificati e che le loro pratiche, terminati i vari giro burocratici, sono a Bologna, prima o poi al vaglio della commissione che valuterà se concedere o meno lo stato di rifugiato. Nel frattempo, in base ad un accordo stipulato tra le prefetture di Modena e Bologna, non appena si libererà qualche posto al centro stranieri del capoluogo, ecco che qualche pakistano verrà collocato in quella struttura, trasformando così il proprio “profilo” da profugo di terra a profugo di mare, usufruendo del percorso di accoglienza specifico in alloggi distribuiti sul territorio. Ma questo processo di “assorbimento” è lento e l’inverno è alle porte. Ecco che il caso pakistani diventa un’emergenza e richiede risposte da chi gestisce l’assistenza sul territorio. Ne sanno già qualcosa le amministrazioni del Ferrarese e del Ravennate. Modena corre... ai ripari.
Stefano Totaro
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