«Màt? Qui è meglio che in Gran Bretagna»
Lo psichiatra Priebe elogia il nostro sistema di assistenza paragonandolo a quello di Londra
Il Màt? «Un esempio per cui la società italiana è un po’ più avanzata dell’inglese». Lo psichiatra Stefan Priebe ha inaugurato così ieri la settimana della salute mentale. «Si guarda al mondo anglosassone come a un modello - ha ripreso il docente di Psichiatria sociale e Comunità alla Queen Mary University di Londra - ma spesso non è così. L’attitudine della società e l’approccio della famiglia sono molto migliori in Italia: una delle ragioni per cui il tasso delle malattie gravi qui è relativamente basso». All’Auditorium Biagi il professore ha spiegato che «curare pazienti con malattie gravi è una sfida per tutta la società». Quali sono i fattori associati ai disturbi mentali? «Infanzie difficili, povertà, guerra, tortura, isolamento sociale, disoccupazione, diseguaglianza sociale». Azioni semplici possono fare la differenza. Come due pazienti che giocano mezz’ora al giorno. Scontato? «A Londra il 40% dei pazienti non hanno contatti sociali in una settimana-tipo». Alla fine, «la missione politica della psichiatria è l’unica prevenzione efficace». Di «tecnologia umana» ha parlato il dottor Fabrizio Starace. «Non è il taglio degli investimenti nelle tecnologie che può determinare la caduta della qualità - ha spiegato il direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl - ma quello nell’unica tecnologia che vale: quella umana». «In Regione le risorse non hanno subito e non subiranno contrazioni», ha rassicurato Mila Ferri, responsabile dell’ufficio regionale di Salute mentale. Tuttavia, per lo psichiatra italiano il problema «sta nella riduzione dei finanziamenti previsti, necessari per garantire le stesse performance a livello nazionale». «Alle politiche sociali manca lo 0,9% del Pil per essere minimamente efficaci - ha ricordato Pietro Barbieri, presidente del Forum Nazionale del Terzo Settore - sono 15 miliardi di euro. Per raggiungere i livelli europei servirebbe circa il 2-2,5% del Pil». L’assessore al Welfare Giuliana Urbelli ha ricordato due impegni del Comune: il (discusso) cambio di sede del servizio di Dipendenze patologiche e la ristrutturazione «di uno dei due Centri di salute mentale». L’importante è avere l’utente al centro. «È un passo avanti rispetto al dare loro voce - ha concluso Starace - mettiamo in atto tutte le condizioni per far prender loro la parola».
Gabriele Farina
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