Le pulsioni del corpo di Maguy Marin
Recensione di “Bit”. La coreografa francese presenta anche “May b” il 20
BOLOGNA. Sette pedane rialzate, un lontano brusio di voci miste a rumori. Cresce la luce a rendere più nitide sei figure che tentano di entrare sulla scena. In “BiT”, ultimo spettacolo della geniale coreografa francese Maguy Marin, andato in scena ieri e sabato all'Arena del Sole di Bologna, gli interpreti si tengono sempre per mano eseguendo una sequenza di passi, semplici e all’unisono, come ingranaggi di una catena umana.
Tre donne e tre uomini si aspettano, si cercano con lo sguardo sorridendo ed esplorano il perimetro in ogni direzione, sul palco e sopra le pedane, mossi da un ritmo comune. La forte musica elettronica crea un’atmosfera energica che fa vibrare i nostri corpi, in comunione con quelli dei danzatori. Ma l’armonia viene spezzata dagli interpreti che fuggono, per poi ritrovarsi aggrovigliati a rotolare giù da una pedana, privati delle loro vesti. Le pulsazioni della carne inducono allora i danzatori ad abbandonarsi agli istintI per finire in un’orgia collettiva, consumata come animali. Adesso gli sguardi e i sorrisi iniziali sono sostituiti da volti mascherati e inespressivi, nascosti nei cappucci dei sai indossati dai performer, che come in un rituale segreto riproducono la stessa sequenza coreografica. In questa danza macabra finale i protagonisti sembrano ritrovare l’unione perduta in un nuovo ritmo che accorda i loro movimenti verso un tuffo nel vuoto; uno a uno spariscono oltre la pedana centrale, in uno slancio insieme vitale e mortale. Maguy Marin porterà domani alle 21, sempre all’Arena del Sole , il suo famoso spettacolo “May B”, del 1981.
Cristina Tacconi
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