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NELSON VALENTE

Lo sguardo sulla famiglia, terreno dei conflitti sopiti

Su scombinati divani di velluto ocra e sedie di legno ci vengono raccontate le vicende di una famiglia della periferia di Buenos Aires. Fin dall’ingresso del pubblico, un uomo intento a leggere un...

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Su scombinati divani di velluto ocra e sedie di legno ci vengono raccontate le vicende di una famiglia della periferia di Buenos Aires.

Fin dall’ingresso del pubblico, un uomo intento a leggere un giornale siede nel soggiorno/salotto, ricavato in un piccolo spazio del palcoscenico, insieme ad alcuni spettatori disposti in fila sul retro del palcoscenico, frontali alla platea.

L’uomo sembra far parte dell’arredo casalingo, immobile e ignaro della presenza degli altri. “El loco y la camisa” ci presenta uno alla volta i componenti della famiglia, mettendoli in relazione attraverso i tipici moti di discussione familiare che, per quanto banali, fanno emergere la totale mancanza di ascolto alla base di un rapporto tamponato alla meglio. Un tocco bizzarro lo aggiunge Beto, “il pazzo in camicia"”, dalle movenze goffe e dalla risata nevrotica. La sua follia è accattivante e giocosa, a tratti pungente.

Il punto di rottura avviene con l’arrivo di Mariano, un avvocato altezzoso in abito, scarpe lucide e capello impomatato, stereotipo di superficialità e facile guadagno. L’incontenibile voglia di far emergere la verità spinge Beto a smascherare il perbenismo, in un impulso verbale violento che aggiunge colore alla recitazione. Un tentativo di ritrarre una famiglia tipica, dove la vacuità permea le relazioni e sacrifica i legami, confezionato però in formato soap opera, per riflettere una società votata all’immagine e al consumismo.

Claudia Masi

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