A Modena vaccinazioni in calo I genitori obiettori: patologie rare
Vaccinazioni in calo, una ricerca lancia l’allarme: così ricompariranno “vecchie” malattie. Autunno è stagione di antinfluenzali e il dibattito è vivo. Paolo Trande, medico, ha lanciato un’interrogazi...
Vaccinazioni in calo, una ricerca lancia l’allarme: così ricompariranno “vecchie” malattie. Autunno è stagione di antinfluenzali e il dibattito è vivo. Paolo Trande, medico, ha lanciato un’interrogazione come capogruppo del Pd.
Nel testo chiede «a Modena che si vuole fare?». Secondo dati del ministero della Salute, l’unico distretto sanitario che rispetta il minimo del 95% di popolazione vaccinata è quello di Sassuolo. L’ultimo contributo è una ricerca condotta dalla giovane modenese Teresa Pedrazzi.
Neodottoressa in Medicina, ha analizzato i comportamenti vaccinali di 1.332 famiglie modenesi. Il risultato? Un calo costante che potrebbe avere effetti indesiderati. Partiamo dai dati. Nel 1997 il 98% della popolazione di Modena e provincia ricorreva alle vaccinazioni obbligatorie.
Lo scorso anno la percentuale era scesa al 94,7%. In sette anni la torta s’è assottigliata del 3,3%. Dal 2013 al 2014 la riduzione è stata di un punto percentuale.
Cosa accadrebbe continuando così? «Nel giro di poco tempo si assisterà a un calo tale della copertura vaccinale - ha sostenuto la dottoressa - da scendere sotto i tassi critici». Con quale conseguenza? «Una ricomparsa di malattie ritenute ora estremamente rare da contrarre», ha ribadito Pedrazzi. Uno dei motivi principali per cui i genitori modenesi rifiutano le vaccinazioni è perché «le malattie prevenute dal vaccino vengono considerate estremamente rare e quasi impossibili da contrarre».
Evitare la profilassi, dunque, sarebbe proprio un modo per realizzare i timori dei genitori. Quali sono le altre ragioni che spingono loro a dire di no? Intanto, «una perdita della memoria della malattia», non più percepita come pericolosa. Influiscono sia la paura di effetti collaterali dei vaccini sia l’idea che i bambini abbiano un sistema immunitario ancora “acerbo”. La ricerca è stata condotta dal novembre scorso al giugno di quest’anno. Nella prima parte è stato distribuito un questionario, redatto dalla dottoressa. «Lo hanno sottoposto alcuni pediatri di libera scelta - ha ripreso Pedrazzi - e sono stati loro a ospitare i focus group». Già, perché nella seconda parte sono stati analizzati i comportamenti dei “non vaccinatori”. «Erano circa 120 - ha garantito la dottoressa - ne abbiamo incontrati 25. Erano giovani, tutti tra i 35 e i 45 anni. Le donne erano più degli uomini».
Teresa Pedrazzi ha notato due elementi molto interessanti fin da subito. «Al maggior livello di rischio percepito - ha ricordato la dottoressa - corrispondeva maggiore rifiuto dell’offerta vaccinale. Le persone con più elevato titolo di studio, soprattutto le madri, dimostrano la tendenza ad attribuire minore valore protettivo alle vaccinazioni e, di conseguenza, a non vaccinare o vaccinare solo parzialmente i propri figli».
Le principali fonti a cui si affidano sono internet, le associazioni contro le vaccinazioni e gli amici. La ricerca ha il nome di “Indagine sui determinanti del rifiuto dell’offerta vaccinale rivolta ai bambini nella provincia di Modena” ed è stata la tesi di laurea della giovane, seguita dal professor Lorenzo Iughetti.
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