In viaggio per incontrarsi dove qualcosa si è frantumato
Una danza di stenti e frustrazioni in cui l'uomo tenta di recuperare un'identità, arrivando spesso allo scontro con l'altro. Questo ha mostrato la prima settimana di Vie e di questo ci parla la...
Una danza di stenti e frustrazioni in cui l'uomo tenta di recuperare un'identità, arrivando spesso allo scontro con l'altro. Questo ha mostrato la prima settimana di Vie e di questo ci parla la grande coreografa Maguy Marin. “BiT” è un incessante ritmo di una catena di individui offuscata da desiderio e ambizioni e che, a suon di techno, continua a danzare in bilico sui propri errori, fino a cadere in un vuoto che rimanda sempre al primordiale, all'essere animali o peccatori. In una sala prove fredda e asettica, Pascal Rambert con “Répétition” mostra la crisi artistica dei suoi personaggi, fisicamente distanti in scena; a turno quattro attori scoperchiano crudeli realtà inespresse che li riguardano, in momenti di estrema profondità e intensità, in un dialogo universale sull'uomo che ci investe con violenza. La difficoltà relazionale del gruppo è il riflesso di una condizione di radicale spaesamento del singolo, perso a cercare di riparare le crepe di un vissuto che, come accade nell'installazione “dopo” di Gabriella Salvaterra, si trasforma in un viaggio sensoriale all'interno della nostra memoria, tra vecchi piatti rotti e perdite d'acqua mai riparate. Ci incontriamo a conti fatti nel punto dove qualcosa si è frantumato, cercando forse di trovare una via di riscatto nella riscoperta del gesto, di corpi apparentemente diversi e distanti per età e caratteristiche. “Breve danze giovanili” di Virgilio Sieni porta in scena un movimento caotico di individui che sul finale si ricompongono in una struttura comunitaria. Certo, l'uomo ha perso più volte, ha inciampato nei suoi stessi sbagli senza curarsi di rimediare. La soluzione, allora, può essere tornare a guardare il nostro malessere in faccia nella consapevolezza che, dopotutto, nulla è ancora scritto.
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