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Santuario di Montegibbio: Sos per salvare i suoi tesori

di Alfonso Scibona
Santuario di Montegibbio: Sos per salvare i suoi tesori

La mostra “Minerva Medica” ha appena chiuso con un successo di pubblico La curatrice Ottani: «C’è voglia di godersi le opere, cerchiamo un aiuto concreto»

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E adesso? Un interrogativo che parte dalla constatazione di quanto interesse abbia suscitato la mostra “Minerva Medica” tra i sassolesi; di quanta curiosità c’è ancora da soddisfare (diverse scuole ne hanno fatto richiesta) e dei numerosi dubbi che costellano il futuro dei reperti del santuario romano di Montegibbio esposti a PaggeriArte. Si chiude una serie di giornate con tantissima gente, come ammette una delle artefici della mostra, Angela Ottani, che con Francesca Guandalini, è l’anima del progetto.

«Sono sincera - afferma Ottani - non me l’aspettavo. Gli accessi sono stati tantissimi, mi sono sentiti quasi in imbarazzo. Mi chiedevano di poter visitare il sito, che purtroppo è chiuso, e tanti hanno chiesto di poter portare i bimbi delle scuole. Visto le richieste stiamo cercando di organizzarci proprio con le scuole. Finora ci si è affidati soltanto al passaparola. Sono contenta per la risposta del pubblico, che si è dimostrato molto interessato. Spero lo possano essere anche coloro che potrebbero aiutarci nell’immediato futuro».

Immediato futuro con poche certezze per reperire un luogo dove portare i reperti.

«Cerchiamo un luogo dove poter allestire in modo permanente l’esposizione e dove tutelare altri reperti che ancora sono sconosciuti e non restaurati. Si trovano al castello di Montegibbio, ma stanno ammuffendo a causa dell’umidità e delle intemperie. È una cosa davvero vergognosa».

Dove porterete intanto ciò che è stato esposto?

«Probabilmente a Modena, ma se riuscissimo a trovare un luogo prima del trasloco si potrebbe arrivare a realizzare e gestire qualcosa di permanente. Sarebbe molto utile per le scuole, tantissime maestre hanno chiesto di poter accompagnare gli alunni a visitare le opere e i bellissimi pannelli. Per questi ultimi devo ringraziare il Comune. Vorremmo mantenerli almeno esposti, se non in una struttura permanente almeno in uno spazio che possa permettere alle persone di vederli».

Chi vi potrebbe aiutare?

«Ci rivolgiamo soprattutto ai privati perché il Comune, vista la situazione economica, non può farlo. L’appello è quindi a un mecenate e a coloro che vogliano e possano darci un aiuto, anche piccolo. So che non c’è un ritorno economico immediato, ma questo è un sito importante che potrebbe essere visitato anche dall’estero. Se si riuscisse a riaprire lo scavo, rendendolo accogliente, sono certa che il ritorno economico ci sarebbe».

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