Modena: e la cucina vegana conquistò la città dello zampone
Sempre più estimatori dei piatti “animal free” Dal ristorante pioniere di piazza XX a bar e forni
MODENA. Nonostante la cucina tradizionale modenese sia conosciuta in tutto il mondo per ingredienti che non sono propriamente di originale vegetale, sotto la Ghirlandina affluisce un grande numero di vegani. Parallelamente ai tanti estimatori dei blasonati piatti storici, sono numerosi coloro che abbracciano questo tipo di alimentazione, che costituisce uno stile di vita e altrettanti sono i visitatori stranieri che arrivano in città per assaggiare le pietanze di alcuni locali che hanno fatto del “Vegan” la propria specialità.
Chi sposa questa filosofia si oppone ad ogni forma di sfruttamento animale, che sia a tavola, o quando si tratti di scegliere l’abbigliamento da indossare, o gli spettacoli da vedere. E anche tra le vie di Modena, occhieggiano dalle vetrine di bar e forni, alcuni cartelli che avvisano i potenziali avventori che presso il locale è disponibile qualche pietanza vegana, che non contiene, cioè, derivati animali.
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Pioniera nell’aprire una caffetteria incentrata esclusivamente sullo stile vegano è stata Cecilia Verganti, alla guida di “Dal 5 al 6” della centralissima Piazza XX Settembre. Qui ci si può scaldare per una pausa scandita da tisane equosolidali, oppure per gustare un piatto completo, che può andare dagli gnocchi al pomodoro, fino al dessert a base di pere e cioccolato, ad esempio. Una meta prediletta da modenesi, ma soprattutto da stranieri che, tramite il passaparola raggiungono quest’angolo di pace nel cuore di Modena. Cecilia ha aperto i battenti cinque anni fa e per lei non c’è stato dubbio sin dall’inizio sul tipo di pietanze da offrire.
«Ho deciso di inaugurare il locale al compimento dei miei 50 anni e nella mia mente l’idea è sempre stata chiara: avrei proposto piatti vegani: una convinzione che ho maturato da quando sono entrata in contatto con chi pratica questo stile di vita - esordisce Verganti - C’è chi ritiene di abbracciare questa filosofia per contribuire a salvare il pianeta, chi ha eliminato i derivati di origine animale anche per motivi di salute, chi perché tiene molto agli animali, o chi, ancora, segue questo regime alimentare per moda. Ci sono diversi tipi di vegano infatti. Le persone vegane hanno tutte una caratteristica di fondo: sono consapevoli. Sono attentissimi alle etichette, si documentano sulla provenienza degli ingredienti. Abbracciano uno stile di vita non violento e lungimirante. Da noi vengono prevalentemente stranieri che hanno saputo del locale tramite passaparola. - prosegue Cecilia - Il piatto che va per la maggiore è la crema budwig. Ma sono molto apprezzate anche le insalate che, in altri locali, vengono relegate al ruolo di contorno». Ed esiste una differenza netta tra vegetariano e vegano.
«I vegetariani si concedono talvolta latte, uova, pesce o miele. Mentre i vegani escludono ogni contatto che possa nuocere al mondo animale. Sono più rigorosi. Ed è uno stile di alimentazione che rende maggiormente longevi. È stato dimostrato, infatti, che una gamma di alimenti vegetali toglie il desiderio di cibi ai quali siamo stati abituati. Ad esempio, mangiando le alghe non viene voglia di pesce. Non ne faccio quindi una questione ideologica, ma di benessere. Un aspetto che influisce positivamente anche sul portafoglio». La crema Budwig è la ricetta più famosa del metodo Kousmine, prassi di alimentazione naturale ideata dalla dott.ssa svizzera Catherine Kousmine (1904-1992) insieme alla farmacista tedesca Johanna Budwig (1908 - 2003), da cui la ricetta prende il nome. Si tratta di una ricetta per una super colazione, con un mix di ingredienti attentamente studiati in modo da apportare all’organismo acidi grassi essenziali. Oltre agli acidi grassi, sia la ricetta che la dieta sviluppata dalla Kusmine, si basa su proteine, cereali integrali e cibo crudo.
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