Il giudice: «La Modena sapeva di compiere illeciti gravissimi»
Modena. Secondo il gup la direttrice ha mantenuto un comportamento consapevole fin dal reclutamento di tutto lo staff, era a conoscenza delle attività criminali che si svolgevano e ne ha beneficiato
MODENA. La professoressa Maria Grazia Modena era perfettamente a conoscenza della struttura criminale che gravitava attorno al dottor Giuseppe Massimo Sangiorgi. Lei stessa lo aveva scelto come direttore di Emodinamica e, anche se inizialmente non avevano stretto alcun accordo, con lui in seguito ha messo in piedi una struttura che presentava anche figure del tutto abusive e estranee alle attività previste dall'Università e dal Policlinico, persino medici che ottenevano emolumenti con metodi illegali.
Anche se non ha preso denaro, ha goduto ugualmente dei benefici di questa situazione “fisiologica e patologica” interna alla cardiologia quando era da lei diretta. Era al corrente delle sperimentazioni abusive. Sapeva del denaro che circolava attorno alla onlus E2C, della quale era socia. Ed era al corrente di cosa avveniva in Emodinamica anche attraverso le riunioni periodiche.
Questo è in estrema sintesi il quadro delineato nelle ottanta pagine di motivazioni della sentenza che ha portato a 4 anni di condanna, al risarcimento di eventuali vittime e delle parti civili e all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici di una delle più famose cardiologhe italiane. L'ha scritta in otto mesi con estrema ponderatezza il giudice Andrea Romito, che ha condotto l’intricata udienza preliminare con più di 70 imputati.
Secondo il giudice, sullo sfondo del “caso Cardiologia”, noto come “Operazione camici sporchi”, la Modena ha dimostrato un'ampia condivisione di intenti che andava ben al di là del puro eventuale guadagno di denaro attraverso e che comprendeva le condotte abusive nella sala operatoria. La cardiologa, scrive il giudice, attestava eventi in realtà inesistenti e violava le elementari regole della buona pratica clinica. Metteva a disposizione le proprie energie mentali con tutto il suo entourage di medici per trarre vantaggio - di denaro, ma anche e soprattutto di prestigio - dalle relazioni illecite che aveva messo in piedi con le imprese biomedicali. In questo modo è nata un’associazione a delinquere tra camici bianchi. Già parlando del reclutamento dello staff, il giudice ha spiegato che i concorsi manifestavano uno specifico favoritismo nei confronti di medici e altre figure coimputate con lei. La spiegazione, si legge nella sentenza, era solo quella di inserirli nel gruppo che aveva una strategia illecita: quella di sperimentare senza autorizzazioni le apparecchiature biomedicali e gli stent che passavano le case produttrici, di scriverne su articoli per riviste scientifiche e ottenere occultamente denaro.
Il giudice rileva infatti che la Modena, in qualità di direttore dipartimentale, non esercitava i suoi poteri disciplinari, né inibiva, controllava o segnalava le irregolarità amministrative agli organismi preposti. Anzi, manteneva le condizioni per lasciar lavorare questo staff del quale era a capo. È magari vero, si legge, che non sapesse nulla di Sangiorgi prima del suo arrivo e anche alla sua selezione, ma poi tra loro si è in seguito perfezionato un accordo e, una volta che il cardiologo era a capo di Emodinamica, secondo il giudice era logico che la Modena fosse a piena conoscenza del fatto che la sperimentazione aveva assunto un carattere preponderante e che ci fossero contatti con le ditte biomedicali.
Romito conferma così, esaminando una lunga serie di casi, l'ipotesi accusatoria secondo la quale la direttrice condivideva pienamente la strategia criminale creata da Sangiorgi che si concretizzava nell'accettare la sistematica alterazione dell'assetto ordinario e lecito dei rapporti tra Policlinico e sperimentazione.
Il giudice valuta la suddivisione di compiti nella struttura illecita: Sangiorgi gestisce lo staff e la struttura e la Modena utilizza il reparto per produrre studi scientifici e pubblicazioni tollerando l'abuso dell'attività clinica su un piano evidentemente illecito.
Infine il giudice Romito sottolinea anche il ruolo fondamentale degli estranei nello staff attraverso stipendi e assegni di ricerca e persino attraverso la manipolazione di concorsi. Persino a Sangiorgi aveva promesso una brillante carriera universitaria. La Modena aveva poi partecipato in veste di professore ordinario alla commissione per un posto di professore di seconda fascia alla facoltà di Medicina di Padova. Tra i candidati c’era proprio Sangiorgi, già direttore della Emodinmica a lei sottoposta. E sempre lui è risultato idoneo. L’accusa ritiene illegittima la sua presenza in commissione; il giudice rileva che la Modena aveva un preciso interesse nella nomina di Sangiorgi. Anzi, in un’intercettazione citata dal giudice lo stesso Sangiorgi dice che la Modena lo voleva far diventare associato per poi traghettarlo verso il ruolo d ordinario.
In conclusione, il giudice rileva che la Modena aveva una posizione di assoluto prestigio al Policlinico e all’Università dalla quale traeva adeguate soddisfazioni personali e economiche. Il suo comportamento di rilievo penale non è stato quindi frutto di una necessità o del fatto che non frequentava persone che avevano comportamenti corretti ma molto più semplicemente da una sua libera scelta protratta nel tempo. Una scelta che la Modena, cardiologa affermata, ha assunto quando era già donna adulta e pienamente consapevole di quanto fossero illeciti i gesti che compiva e della gravità della loro conseguenza, anche sul piano professionale.
Anche per questo il giudice non le ha riconosciuto le attenuanti generiche. Il complesso calcolo delle pene, in base ai singoli capi di imputazione, porta a quattro anni finali comprendendo anche lo sconto di un terzo della pena previsto dall’aver scelto il processo con rito abbreviato.
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