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Il vescovo Erio parla ai giovani: «Nessuno deve essere escluso»

Il vescovo Erio parla ai giovani: «Nessuno deve essere escluso»

Modena. Castellucci commenta anche gli argomenti più discussi: «Non è una condanna: la relazione piena è uomo-donna»

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MODENA. «Il matrimonio rende evidente la necessità di relazione». Così don Erio ha iniziato a trattare il sacramento nella chiesa della Sacra Famiglia. Il vescovo è stato invitato dal gruppo parrocchiale dei giovani universitari, seguiti da Giovanni Boschini, proprio sui temi del sinodo. Due i principi da cui è partito don Erio: «Non è bene che l’uomo sia solo e il corpo umano». Sul secondo punto ha esortato a superare sia lo spiritualismo («ho un corpo») sia il materialismo («sono un corpo»). Il bisogno dell’altra (o dell’altro) nasce dall’alto. «Dio ha voluto scrivere nel nostro corpo l’incompiutezza - ha ripreso don Erio - il bisogno dell’altro. Vale per tutti, anche per i preti e le suore. Noi rispondiamo a una vocazione di complementarietà con una comunità. Papa Francesco ci dice di non essere “zitelloni”. Il corpo è un dono: ti fa capire che sei stato pensato da Dio, ma che non esisti per te stesso: hai bisogno di essere completato». Nel matrimonio non è richiesta la creazione di “cloni”. «Non significa diventare l’uno il duplicato dell’altra - ha ripreso il vescovo - non sarebbe giusto né andrebbe avanti per molto. La reciprocità è scritta nel corpo». Occorre, invece, una mano divina. «È difficile realizzare una carne sola - ha spiegato don Erio - ma è possibile con l’aiuto della grazia. Se uno pensa a che vuol dire “fedele sempre” scappa: il “sempre” è terribile. Posso dire tre, cinque anni. Solo chi è eterno può dire “sempre”. Non possiamo però dire “speriamo che il Signore ce la mandi buona”. Dobbiamo mantenere le condizioni alla base: ascolto, preghiera, perdono». La legna per il fuoco dell’amore, senza di cui possono iniziare i problemi. «C’è un giro di boa - ha esemplificato il vescovo - prima del quale si recupera, dopo del quale ogni tentativo di risanare si trasforma in ferite reciproche. Forse anche noi siamo feriti. Dobbiamo dare attenzione agli altri feriti sperando anche loro facciano lo stesso. Nessuno si deve sentire escluso». Inclusione anche verso gli omosessuali, ma senza parlare di matrimonio. «Ogni situazione diversa va impostata su due principi inscindibili - ha ribadito don Erio - il primo è l’accoglienza incondizionata dell’altro: ciascuno è prima di tutto creatura di Dio. Il secondo è che non bisogna essere per forza d’accordo con tutto ciò che fanno gli altri. Personalmente non sono d’accordo a dire il matrimonio (omosessuale), a dare la possibilità di adozioni ex novo, fuori dal contesto della fede». Più avanti il vescovo ha sostenuto ancora che «non c’è la possibilità di ritenere piene le relazioni se non sono tra un uomo e una donna. Non vuol dire condannare, ma che si segue un cammino che non è pienezza». Varie volte don Erio ha invitato all’equilibrio: «Non è misericordia né condannare né legittimare tutto». L’esempio è la donna del Vangelo accusata di adulterio, salvata da Gesù dalla lapidazione. «La chiama donna, restituendole la dignità, strappando l’etichetta. Poi dice “vai e da ora in poi in peccare più”. Non dice “fai quello che vuoi”. Questa è la misericordia».

Gabriele Farina

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