La parola come protagonista per un omaggio a Pasolini
Giovanna Marini presenta l’anteprima dell’opera che debutterà il 27 a Roma: uno spettacolo qui in forma di concerto per coro a voci naturali e un lettore
BOLOGNA. La mattina del 2 novembre del 1975, nei pressi dell'idroscalo di Ostia, venne ritrovato il corpo di Pier Paolo Pasolini, uno dei più brillanti intellettuali del Novecento. A quarant'anni dal suo omicidio il Comune di Bologna, città dove nacque e iniziò il suo percorso formativo, decide di rendergli omaggio attraverso il semestrale progetto multidisciplinare “Più moderno di ogni moderno”, titolo di un suo famoso componimento poetico. All'interno di tale contesto, Vie presenta “Sono Pasolini - per coro a voci naturali e un lettore”, spettacolo coprodotto da Ert, Teatro nazionale di Roma, festival AngelicA e la Cineteca di Bologna. Quella che vedremo stasera all'Arena del Sole alle 21 sarà un'anteprima in forma di concerto dell'opera che debutterà invece nella sua forma scenica a Roma al Teatro India il 27 ottobre.
Attraverso un dialogo in musica, Giovanna Marini e il coro Arcanto di Bologna si fanno interpreti della parola pasoliniana. La composizione musicale e drammaturgica è affidata alla cantautrice e compositrice romana, strettamente connessa alla figura dello scrittore friulano perché è grazie a lui e all'incontro con altri intellettuali che negli anni Sessanta scopre il canto sociale, diventandone una delle maggiori interpreti italiane. Il pensiero del Pasolini critico e saggista viene incarnato mediante la recitazione del testo “I giovani infelici”, primo capitolo della raccolta di articoli “Lettere luterane”, che tratta lo scontro generazionale fra padri e figli. Il coro invece dà voce alla poesia con la raccolta di liriche in friulano “La nuova gioventù” - ultimo testo edito dall'autore - un genere estremamente caro a Pasolini, cui tornava ogni qual volta sentiva l'esigenza di ritrovarsi e raccontare una realtà a lui vicina. La dialettica che si instaura tra le due voci in scena non è tanto quella fra la parola cantata e la parola recitata, quanto fra l'italiano e il dialetto, ovvero tra la lingua scritta e la lingua orale, fra parlata ufficiale e lingua del popolo, nel suo caso proveniente dal paese d'origine della madre, Casarsa. L'oralità della parola è in effetti un tema che ossessionava Pasolini e che diviene protagonista del concerto poetico di questa sera, scelta che rispecchia il pensiero sul teatro dell'autore, espresso nel famoso “Manifesto per un nuovo teatro”: “Nel teatro la parola è doppiamente glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello”. “Sono Pasolini” intende allora trasporre in scena la poetica dello scrittore dello scandalo (operazione che si è sempre rivelata difficoltosa): la parola trova esistenza nella duplice unione fra l'oralità della recitazione e del dialetto, acquisendo ritmo e corporeità attraverso le voci del coro.
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