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Quando il teatro non piace al potere

Quando il teatro non piace al potere

Anticipazione sul convegno internazionale in programma da domani a sabato

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Fin dalle origini del teatro greco, scena e scandalo si ritrovano intrecciati. A volte sono gli spettacoli a inseguire la provocazione, per genuina volontà di essere “contro” o come espediente per colpire lo spettatore. Altre, è l'autorità (religiosa, politica, istituzionale) a braccare gli autori e le poetiche, sentendosi oltraggiata o minacciata da visioni che prefigurano la possibilità di una realtà diversa. Da domani a sabato si sviluppa “Lo scandalo del teatro”, convegno internazionale nato per iniziativa dell'Unibo e dell'Università La Sorbona di Parigi e che tenterà di sviscerare questo rapporto, inserendolo in una prospettiva storica che parte dal XVI secolo. Nei tre giorni di incontri (presso i Laboratori delle Arti di Bologna, domani dalle 15 alle 18, tutta la giornata di venerdì, infine il 24 dalle 10 alle 13.30 presso la Sala Consiliare del Comune di Modena) si confronteranno studiosi italiani e internazionali, con la tavola rotonda di chiusura che vede la presenza dei fondatori del Belarus Free Theatre. Ripetutamente osteggiata dal regime bielorusso, la storica compagnia è l'esempio di come la politica (nelle sue tante declinazioni) non perda mai di vista il teatro, e viceversa. Anche in anni recenti, dalle contestazioni parigine contro Castellucci all'indignazione per la performance all'aperto con un danzatore nudo di Tino Sehgal durante l'ultimo Santarcangelo, abbiamo assistito a tentativi di circoscrivere, quando non di censurare, l'attività artistica. Il convegno è allora occasione preziosa per capire quale teatro ha fatto paura al potere ieri e quale lo farà domani.

Francesco Brusa

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