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A Modena nasce il "condominio solidale", dove il vicino è un valore

Davide Berti
A Modena nasce il "condominio solidale", dove il vicino è un valore

Il binomio vincente dell'esperienza nata a Modena in via Gottardi: rispondere alle esigenze abitative di tante famiglie e alle necessità degli anziani soli. Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli: «Vogliamo privilegiare le relazioni»

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MODENA. Avere un vicino è un valore. Un valore sul quale contare. È su questo fondamento di società che funziona, che tanti fortunati - soprattutto in passato prima che i tempi della vita moderna schiacciassero i rapporti interpersonali - vivono nelle loro realtà, che si basa l’esperienza del condominio solidale inaugurato ieri in via Gottardi. Pensionati e famiglie hanno apertyo le loro case e raccontato le loro storie.

Luciana ha bisogno di un appoggio: «Vengo dal quartiere Madonnina, avevo bisogno di acvvicinarmi a Modena Est per fare la nonna e stare più vicina alla mia famiglia. E se ho bisogno di aiuto anche con i nipoti so su chi posso contare: sono fortunata perchè ci scambiamo favori, ci aiutiamo a vicenda se c’è qualche problema».

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Nel condominio solidale di via Gottardi abitano quattro nuclei familiari individuati nelle liste d’attesa di Agenzia Casa sulla base di diversi colloqui, e dodici persone in condizione di fragilità, di cui due coppie di anziani, otto persone anziane sole e una ragazza adulta.

Se le famiglie sono state scelte attraverso colloqui che ne hanno sondato la propensione e le motivazione a risiedere in un contesto particolare come il condominio solidale, gli anziani hanno avuto accesso agli alloggi (miniappartamenti privi di barriere architettoniche e adatti a utenti disabili) attraverso un bando dell’assessorato al Welfare del Comune, tramite cui saranno assegnati anche i sette alloggi ancora disponibili.

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«Molti anziani soli, condomini che rischiano di essere la somma di più solitudini e famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto ma con grande spirito di solidarietà: sono le premesse – ha spiegato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli – da cui l’amministrazione è partita per ripensare gli alloggi di via Gottardi attraverso una soluzione che privilegia le relazioni e un modello abitativo in cui ciascuno può aiutare gli altri».

«Nel condominio, un’esperienza particolarmente innovativa - afferma Giuliana Urbelli - vengono condivise le risorse personali in un'ottica di reciprocità e le fragilità, dovute a isolamento e senso di solitudine, possono divenire una risorsa grazie al tempo disponibile da dedicare agli altri».

A risiedere nell’edificio di proprietà comunale sono dunque diversi anziani non completamente autosufficienti, ma comunque in grado di provvedere ai loro bisogni primari. I vicini di casa sono invece nuclei familiari con due o anche quattro figli che per reddito rientrano nelle condizioni per poter accedere agli affitti concordati e che qui beneficeranno di affitti calmierati. Si tratta di tre famiglie italiane e una di origine marocchina, che è anche la più numerosa con nonna e quattro figli, di cui due universitari e due adolescenti, che vivono con mamma e papà.

Molto soddisfatto l'arcivescovo Erio Castellucci, che ha fatto dell’accoglienza a prescindere il suo motto: «Speriamo che questa esperienza abbia tanti imitatori. È la chiave per cominciare a pensare alle relazioni in modo molto più profondo. Proprio quando la solidarietà inizia in casa è facile vederla anche fuori». Per Andrea Casagrande di Acer «l’obiettivo è creare una famiglia unica di solidarietà».

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