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Ex Ballarini, il Pm chiede il “non luogo a procedere”

Ex Ballarini, il Pm chiede il “non luogo a procedere”

Secondo il pubblico ministero per i sei imputati “il fatto non costituisce reato” La vicenda del 2008 per un terreno edificabile inquinato. Sentenza a novembre

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Caso ex Ballarini: il Pubblico Ministero ha chiesto il non luogo a procedere per 6 imputati, due del Comune e 4 dell’Arpa, perché secondo il Pm “ il fatto non costitiusce reato”. Il prossimo 6 novembre si attende la sentenza del “Gup”.

Una vicenda, lo ricordiamo, che parte da lontano, nel 2008, quando un cittadino segnala che nella sua proprietà «si sversano rifiuti di fonderia che contaminano i pozzi». Un’accusa molto pesante che fa scattare l’attenzione da parte di tutti. Il sospetto è che si tratti del rilascio degli inquinanti stratificati nell’area della ex fonderia Ballarini a Pontenuovo, tra via Montanara e via Nievo, dove sono partiti i lavori per la realizzazione di un complesso immobiliare di dimensioni rilevanti, costituito tra l’altro da 109 unità abitative e 179 box macchina, oltre al resto. Quando, e siamo nel mese di agosto 2008, si diffonde qualche prima notizia dell’inchiesta avviata dopo gli esposti, la risposta della società costruttrice costituita è categorica: «Abbiamo tutti i titoli edilizi necessari e previsti per questo intervento edilizio».

La vicenda all’epoca fu molto discussa anche nelle sedi istituzionali più importanti della città. L’inchiesta andò avanti, condotta dal Corpo Forestale dello Stato e dalla polizia giudiziaria della Procura, e coordinata in quella prima fase dal pubblico ministero dott. Giuseppe Tibis. Nel corso degli accertamenti, succede un po’ di tutto, come all’epoca fu segnalato. Si parlò addirittura di episodi di presunta connivenza tra alcuni funzionari dell’Arpa e i primi indagati.

Alla fine le conclusioni dell’indagine furono davvero inquietanti: si sosteneva che la proprietà aveva omesso di segnalare l’esistenza dei rifiuti (“terre di fonderia”) e conseguentemente l’inquinamento del suolo, nell’area destinata a verde del complesso. Secondo quanto risultava si trattava di una specie di discarica con rifiuti con elementi che potevano creare non pochi problemi ambientali e alla salute degli esseri umani. Proprietà, esecutore dei lavori e progettista sono poi stati accusati di un presunto abuso edilizio, per avere operato, sosteneva l’accusa “in assenza di un compiuto permesso a costruire, partendo da un altro titolo insufficiente a legittimare demolizioni, ricostruzioni e cambi di destinazione d’uso con incremento del carico urbanistico”.

Nel mirino finirono anche due dipendenti del Comune dell’epoca, che risultarono imputati a loro volta tra l’altro di abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, omessa denuncia e falso. Oggi non resta che attendere l’udienza del Gup.

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