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Ferioli: «Ricorso al Tar se il Comune sarà sciolto»

di Francesco Dondi
Ferioli: «Ricorso al Tar se il Comune sarà sciolto»

Finale. Il sindaco replica alle accuse delle minoranza e all’ipotesi commissario «Non mi dimetterò mai e chi parla di mafia sta calunniando l’amministrazione»

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FINALE. Capita che la scelta di chiudere un mutuo milionario con un istituto di credito, strategia funzionale ad abbattere l'imponente debito comunale, comprenda una discussione di oltre un'ora. Scaramucce da consiglio comunale, che poi esplodono al momento di discutere delle notizie trapelate sulla scelta del prefetto di suggerire lo scioglimento del Comune o in seconda istanza di sostituire i dirigenti, come del resto recita l'articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali. L'opposizione, attraverso Maurizio Boetti e Maurizio Poletti, danno l'assalto alla diligenza della giunta, invocando le dimissioni e ripercorrendo, a ritroso, le decine di esposti e denunce sulle irregolarità amministrative degli ultimi anni. In compenso, però, difendono i dirigenti, o meglio non li considerano i primi responsabili dello «schifo - dice Poletti - di Finale. La responsabilità dell'incandescente situazione è tutta politica, perché è la giunta che da' gli indirizzi». Andrea Ratti e Claudio Baldini (Pd) difendono invece il lavoro della giunta, a cui esprimono fiducia, esorcizzando l'ipotesi commissariamento perché «è giusto che siano i cittadini a decidere chi dovrà amministrare i prossimi anni».

Il sindaco Fernando Ferioli ascolta quasi due ore di dibattito, annota e poi parla da leader, deciso nel difendere Finale, la sua giunta e l'unità di intenti con la macchina comunale dopo che Boetti aveva invece sottolineato il profondo stato di disagio che si vive negli uffici. «Anche io vivo un vero disagio e un certo imbarazzo per chi lavora per il bene della comunità. Le indiscrezioni giornalistiche dicono che in questo Comune non vi è stata infiltrazione mafiosa che ha condizionato il nostro lavoro. Lo ribadirò per sempre: non sono mai stato condizionato nè ho visto tentativi di condizionamento. La Mafia è usata come mantra, ma piano a gettare addosso una calunnia simile a questa amministrazione. Perché dire che questo Comune aveva un disegno preciso per fare entrare la mafia? Non è vero. Sapevamo che, durante la ricostruzione, ci sono stati errori e li abbiamo segnalati anche al prefetto. Deve essere chiaro che senza la macchina amministrativa noi politici non andiamo da nessuna parte, noi siamo qui protempore mentre i nostri dirigenti hanno le competenze per aiutarci ad allacciare le scarpe - dice il sindaco parafrasando Boetti - Con loro siamo un tutt'uno».

E poi la replica alle dimissioni e l'intenzione di andare al Tar se il Comune dovesse essere sciolto.

«Perché mi devo dimettere se non ho fatto nulla di male, se non lavorare? Sembra che mi chiediate di dimettermi perché ero d'accordo con la 'ndrangheta e Bolognino. Invece resto qui per lavorare e risolvere problemi. Se si vuole il commissario per pulire lo “schifo” sembra quasi cerchiate il papa nero perché non avete il coraggio di affrontare la competizione democratica e la sfida di governare. Noi ci assumiamo le responsabilità al contrario di altri. Non mi dimetto, affronterò il futuro, non credo che il Comune debba essere sciolto, per me sarebbe una decisione assurda. Andremo eventualmente anche davanti al Tar per dire che l'eventuale scioglimento è sbagliato come hanno già fatto altre amministrazioni».

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