Maguy Marin e la parata dell'assurdità
Sulle note malinconiche di Gavin Bryars emergono dal buio dieci sagome bianche, che alla luce si mostrano come corpi immobili e deformi, vestiti di stracci e dipinti di biacca in volto. Poi nel...
Sulle note malinconiche di Gavin Bryars emergono dal buio dieci sagome bianche, che alla luce si mostrano come corpi immobili e deformi, vestiti di stracci e dipinti di biacca in volto. Poi nel silenzio, all'unisono, si muovono su passi precisi, prima accennati e poi più energici, amalgamandosi in una massa impolverata che crea un ritmo di suoni gutturali e rantoli frequenti. "May B" di Maguy Marin ha debuttato nel 1981 e mantiene la sua forza. Il raggruppamento iniziale si scinde in due parti per mostrare i giochi di potere tra risate esasperate, movimenti impeccabilmente coordinati e parole disarticolate, celebrando un'assurda parata dell'uomo verso la contrazione corporea e linguistica. I danzatori si cercano e si rifuggono sino al finale in cui l'unico rimasto in scena si lascia inghiottire dal buio della solitudine.
Claudia Masi
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