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«Mio papà Enzo sarebbe contento»

«Mio papà Enzo sarebbe contento»

Piero Ferrari: «Grande soddisfazione, io tengo il 10% come la casa di famiglia»

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Ieri al centro dell’attenzione a Wall Street c’era inevitabilmente anche il modenese Piero Ferrari, il figlio del fondatore Enzo, che detiene il 10% delle azioni della società.

«Enzo sarebbe contento, ha

creduto in questo paese fin dagli anni 1950, sarebbe molto soddisfatto» ha detto Piero Ferrari, che è vice presidente della Casa di Maranello, commentando l'Ipo di Ferrari.

«Non ho mai immaginato un giorno come questo. È una grande soddisfazione e una grande emozione'». A chi gli faceva osservare come con l'ingresso in Borsa della società, sia diventato miliardario, Piero Ferrari ha risposto: «Ho il 10% della Ferrari, lo tengo come la casa di famiglia». Per sottolineare che non ha la benchè minima intenzione di monetizzare, con un miliardo di dollari, il suo 10 per cento della società. «La Ferrari cercherà di essere sempre protagonista nella sua nicchia di mercato, di fare delle cose che diano una grande emozione. Mi ha fatto molto piacere oggi, ho visto anche il presidente della Borsa con la giacca rossa e il cappellino, questo un bel segno», ha messo in evidenza Piero Ferrari, dicendosi «certo che la Ferrari resterà manifesto dell'ingegneria italiana. I programmi sono per mantenere la Ferrari al livello di oggi e anche meglio. Fare qualcosa di diverso dagli altri, poi abbiamo tanti clienti che sono anche tifosi. È una combinazione di tante emozioni».

Il vicepresidente di Ferrari ha detto che «non si aspettava di vedere l'azienda fondata da suo padre arrivare fino a Wall Street. Perchè questa è la capitale finanziaria del mondo e la Ferrari è in un piccolo paese che si chiama Maranello. Una grande emozione, una grande soddisfazione».

L’ingresso in Borsa di ieri non deve fare dimenticare che Fca guarda avanti, alla prossima partita. Nel mirino del gruppo ci sono le alleanze, cruciali secondo Sergio Marchionne. E probabilmente ancora più importanti dopo l'inatteso caso Volkswagen, che cambierà l'industria dell'auto facendo pagare a tutti i costruttori un prezzo.

Nel risiko automobilistico, General Motors resta il partner ideale «per gli attributi che offre» ha affermato l'amministratore delegato di Fca, sottolineando comunque che ci sono altri papabili candidati a un'alleanza. I ripetuti “no” di General Motors non frenano quindi Sergio Marchionne e la sua convinzione che un'alleanza fra i due gruppi sarebbe strategica, consentendo sinergie e un uso strategico del capitale. Un'idea non condivisa dagli analisti di Standard & Poor's, che hanno frenato sull'alleanza fra i due gruppi.

«Con tutto il rispetto per S&P, non ne capiscono nulla», aveva liquidato la questione Marchionne nei giorni scorsi.

Un'altra opzione sarebbe Toyota, ma anche la casa giapponese - secondo indiscrezioni circolate nei mesi scorsi e precedenti allo scandalo Volkswagen - avrebbe detto no perchè non si tratterebbe di una “buona combinazione”.

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