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"Caso Cardiologia", la prof. Modena dopo la condanna: «È tutta una montatura»

Carlo Gregori
"Caso Cardiologia", la prof. Modena dopo la condanna: «È tutta una montatura»

L'ex direttrice della struttura complessa di Cardiologia al Policlinico, al centro della clamorosa inchiesta giudiziaria, parla delle motivazioni del giudice che hanno portato alla condanna  a 4 anni in abbreviato: «Di cosa sono accusata? Dirigevo ottimi medici, altro che gang criminale. Se non ho preso soldi, l’avrei fatto per vanità? Io in appello vincerò»

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MODENA. «Rispondo a tutto, ma prima scriva questo. Di che cosa sono accusata? Che illeciti ho commesso quando ero direttrice di cardiologia al Policlinico? Io non ho ancora una risposta».

Professoressa Modena, le motivazioni del giudice Andrea Romito sulla sua condanna sono state depositate e...

«E sono un copia-e incolla del testo del pm».

Andiamo, non è così. È vero che riporta l’accusa, ma capitolo per capitolo trae le sue conclusioni e sono stringenti.

«Ho scelto l’abbreviato mettendomi nella fossa dei leoni per chiudere questo incubo. I miei avvocati hanno prodotto 150 pagine di citazioni giuridiche. Sedici testimoni hanno parlato a mio favore. Dov’è tutto questo nella sentenza? Parliamo di una condanna a 4 anni, sconto compreso. Mica poco. Sono forse una mafiosa?»

L’ordinanza del giudice Romito in realtà, in ben 80 pagine, ricostruisce pezzo per pezzo quello che secondo il suo giudizio è stata la sua direzione di un sodalizio di medici dediti ad attività illecite e criminali. Le contesta un’apparente negligenza totale da direttrice che in realtà era accondiscendenza. Che tutto le passasse sotto il naso è poco credibile, non crede?

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«Nella struttura di Cardiologia, quando c’ero io, non c’era nessuna associazione criminale, ma solo medici di valore e di fama. Ma tutto questo verrà portato alla luce durante il processo. Non spetta a me dirlo. Io non ho mai preso soldi...»

Nessuno l’ha accusata di aver agito per denaro. Piuttosto il giudice ritiene che l’avrebbe spinta una smania di prestigio. Ma lei era già una cardiologa non solo apprezzata in Italia e all’estero ma persino famosa...

«Appunto. E secondo lei io ero divorata da tutta questa vanità? Avevo 350 pubblicazioni scientifiche alle spalle. Di cosa avrei beneficiato?»

Del prestigio della struttura da lei creata che in realtà era “drogata” da sperimentazioni illegali, da corruzione, abusi di ufficio, soldi presi sottobanco tramite la onlus E2c...

«È tutto falso. È una ricostruzione che non sta in piedi. E in appello verrà tutto chiarito. Perché io in appello vincerò».

Però la sentenza parla di flussi di denaro illegali attraverso la onlus E2c che lei e Sangiorgi avevate fondato.

«Era tutto trasparente. La onlus era stata fondata da noi due e dal dottor Edoardo Casari per fare una sorta di cassa comune e gestire denaro per corsi interni e per materiali. Avrò pagato un affitto o aiutato un giovane medico. In realtà il pm Niccolini e il giudice Romito parlano basandosi sulle dichiarazioni dei soliti noti, i colleghi che mi accusano. Gli altri non esistono nelle loro carte».

Ma allora gli “Amici del cuore”, la Regione, l’inchiesta in procura, il processo: cos’è? Tutta una montatura?

«Sì, è una grossa montatura. La verità è che hanno distrutto tutto. Ora il prof. Coppi va via dopo tre anni. Chiedo: cosa ha fatto? Io avevo creato una struttura unica nel suo genere, che funzionava e dava prestigio non solo al Policlinico (altro che a me!). Tutto finito. Per cosa? Per quelle accuse?»

Si chiarirà tutto al processo, come lei diceva poco fa.

«Va bene, ma io voglio dire che quello staff oggi accusato di essere un sodalizio criminale era invece un’équipe di cardiologi di alto livello. Sangiorgi è venuto con un’aura di alta professionalità alle spalle. È un grande cardiologo: io stessa mi farei operare da lui. Ha pestato i piedi sbagliati...»

Ma, professoressa, come dovremmo considerare tutto ciò che abbiamo saputo? Prenda questo John della casa biomedicale americana che entra in sala operatoria nel cosiddetto “D Day”. Oppure Rezq, il “medico d’Egitto”, che non si sa neanche chi era.

«Era gente invitata e autorizzata a entrare in sala operatoria. Pensate davvero che la direzione del Policlinico fosse all’oscuro di questi visitatori? Questo John... Non so neanche chi fosse. L’ho salutato, sì, ma perché parlo inglese. Era lì per la dimostrazione di un prodotto. Rezq? Un bravo giovane medico conosciuto a Dubai, veniva a vedere. Che male c’è?»

Insomma, per lei era davvero tutto regolare?

«Mi hanno demonizzata. Sono la strega da bruciare. Eppure, guarda caso, la Medicina legale ha visitato tutti i pazienti operati da Sangiorgi e nessuno, dico nessuno, ha avuto problemi? Cosa significa?»

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