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Diabete, la Regione alza le difese

Diabete, la Regione alza le difese

Malattia in continua espansione: nel Modenese i malati passati da 27 a 38mila in poco più di 5 anni

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«L'epidemia dei primi 25 anni del terzo millennio»: così l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito il diabete mellito, malattia che colpisce il 5,9 per cento della popolazione emiliano-romagnola (dai 18 anni in su il 6,7 per cento), in linea con le statistiche nazionali del 5,5 per cento. Percentuali che aumentano con l'età e che descrivono il corso di un problema sempre più diffuso. Modena non fa eccezione: dal 2009 al 2014 l'incremento del diabete ha disegnato una curva che va dalle 27.679 persone adulte (pari al 5,1 per cento della popolazione modenese) alle 38.754 persone (pari al 6,6 per cento). Stando ai dati della provincia di Modena, si tratta di una patologia che colpisce in percentuale maggiore gli uomini rispetto alle donne, e prevalentemente tra i sessantacinque e gli ottantaquattro anni. Ma anche per quanto riguarda la popolazione minorenne della provincia di Modena, l'incremento del diabete si è confermato, passando dai 122 individui del 2009 ai 155 del 2014.

«Da un lato il diabete è una patologia che incide in modo molto importante in tutto il mondo, - afferma Kyriakoula Petropulacos, direttore generale alla Sanità e Politiche sociali e per l'integrazione della Regione - dall'altro, in questi anni e soprattutto in Emilia Romagna si è realizzato un cambio di paradigma nella presa a carico del paziente, con un'integrazione forte delle varie professionalità coinvolte». Il diabete mellito richiede infatti interventi continui e molteplici su livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolari: dati di cui tenere conto in una regione, come l'Emilia Romagna, che vede 256mila residenti affetti da questa patologia.

Per questo, nel 2013 il Ministero della Salute ha istituito il "Piano Nazionale Diabete", definendo alcune iniziative sulla prevenzione, diagnosi e gestione della malattia. Nulla di nuovo per l'Emilia Romagna, in cui già a metà degli anni '90 era maturata l'idea di sperimentare un modello a gestione integrata dei pazienti. Nel 2001 le prime Linee guida regionali avevano delineato i principi fondanti di un modello organizzativo aggiornato continuamente fino a oggi. Nel 2010, in occasione del Piano regionale prevenzione 2010/2012, le associazioni dei pazienti (FeDER, Federazione Diabete Emilia Romagna), sono entrate e far parte dei tavoli di lavoro come interlocutori stabili nelle attività di programmazione e verifica. Una collaborazione tra istituzioni e associazioni dai risultati soddisfacenti: riduzione dei ricoveri (dal 22,2 per cento del 2009 al 21,6 per cento del 2014) e dei decessi (dal 5,2 per cento al 4 per cento), incremento dell'assistenza a domicilio e riduzione delle amputazioni maggiori (dallo 0,85 per mille allo 0,67 per mille).«La qualità dell'assistenza - ha spiegato Rita Lidia Stara di FeDER -migliora quando i pazienti collaborano con i professionisti della salute e gli amministratori nella creazione di progetti con obiettivi comuni».

Il punto sui percorsi assistenziali del Piano realizzati a livello regionale verrà presentato lunedì con un workshop organizzato dalla Regione, nella sede di via Moro,in collaborazione con FeDER.

Alessandra P. De Luca

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