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Casa Giacomone, ieri in aula le rilevazioni degli imputati

Casa Giacomone, ieri in aula le rilevazioni degli imputati

SERRAMAZZONI. Parola agli imputati ieri alla ripresa del processo sulla vicenda di Casa Giacomone (o Cà Bertè), uno dei più emblematici casi urbanistici di Serramazzoni legato a una lottizzazione che...

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SERRAMAZZONI. Parola agli imputati ieri alla ripresa del processo sulla vicenda di Casa Giacomone (o Cà Bertè), uno dei più emblematici casi urbanistici di Serramazzoni legato a una lottizzazione che ha condotto all'abbassamento del crinale della montagna. Per quanto accaduto, sono finiti sul banco degli imputati l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra comunale Daniele Gorrieri e sul fronte privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente), entrambi soci Cooprocon, società però estranea al caso. Terminata l'altra volta la deposizione di Vandelli, ieri - presente tra il pubblico anche una delegazione di Libera – si è partiti con Giovannini, che ha detto di essersi affidato a Vandelli per la parte urbanistica, non essendo esperto in materia, ma di condividerne le scelte. Ha sottolineato che, di fronte all'errore da 28mila metri nella scheda 23 relativa al comparto, la scelta di spalmare la volumetria costruendo villette anziché condomini (con contestuale aumento del 75% della superficie fondiaria) si inseriva in una linea di indirizzo evidenziata nel 2004 dall'amministrazione Ralenti anche sul giornalino comunale scrivendo per limitare l'impatto estetico. «Quelli che chiamano palazzinari - ha detto - basano la speculazione sull'accentramento della costruzione. Le villette invece comportano maggiori costi di costruzione e di urbanizzazione, oltre che di oneri». «Non ritiene che le villette però abbiano un valore più alto sul mercato?» ha chiesto il pm Marco Imperato. Incalzanti anche le domande dell'avvocato Andrea Mattioli, parte civile per il Comune, che ha definito curioso il fatto che l'intervento edilizio sia stato portato avanti senza un business plan che facesse capire se si andava in perdita o meno. Poi è stata la volta di Tagliazucchi, assistito dall'avvocato Roberto Ghini; si è difeso sul fronte tecnico. Ricordando che era in Comune a Serra già dal 1995, ha detto che «quello della superficie fondiaria è un falso problema perché non si tratta di un parametro tecnico: viene determinata dal progettista». Il pm invece ha rimarcato che «il processo si fa su questo». «In ogni caso - ha sottolineato Tagliazucchi - se non fossi stato sospeso dal servizio avrei fatto delle varianti per sistemare le incongruenze». Quando però il pm gli ha chiesto di spiegare perché tutti gli elaborati sono privi di numero di protocollo, ha detto di non saperlo. Gorrieri ha evidenziato di essersi occupato solo dell'istruttoria tecnica nel 2005 perché poi nel 2008 è stato trasferito ai Lavori pubblici. Ha detto di essersi accorto dell'errore di 28mila metri ma di averlo valutato «ininfluente» nel quadro della lottizzazione dopo essersi confrontato con Tagliazucchi. Si riprende il 3 marzo con i testi della difesa.(d.m.)

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