La “fuga” dei maggiorenni
Disagio psichico, dopo i 18 anni solo il 20% degli assistiti continua a usare l’Ausl
Giovani pazienti che si “perdono”. È l’allarme lanciato ieri all’ultimo convegno del Màt. Il tema? Cittadini con disagio psichico e il limite dei diciotto anni.
Da una ricerca regionale emerge che oltre l’80% di chi era seguito prima della maggiore età non transita ai servizi del centro di Salute mentale.
«Vogliamo colmare la cesura della transizione - spiega Fabrizio Starace, direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Ausl - assicurando la continuità di cura e di presa in carico». Lo studio è stato svolto dal 2010 al 2013. Il campione comprendeva 10.719 adolescenti sopra i 16 anni. Tra di loro 8.239 hanno ricevuto una diagnosi di disturbo mentale (76,9%). Più della metà (4.226, il 51,3%) ha appreso dai medici di dover proseguire le cure dopo la maggiore età.
Quanti ne sono stati trasferiti? Appena 821, cioè il 19,4% di chi in teoria era curato da minorenne. «Può darsi che alcuni siano stati affidati ai servizi sociali - aggiunge Starace - ma c’è un’ampia differenza».
In particolare, ha continuato il percorso oltre un paziente su due con diagnosi di schizofrenia (56,5%), ma meno di un quarto con disturbi della personalità (22,8%). In circa un caso su tre (32,4%) sono stati trasferiti utenti che già da minorenni presentavano disturbi legati al’uso di stupefacenti.
Lo psichiatra Fausto Mazzi ha presentato una ricerca sugli “esordi psicotici”.
Su un campione di 363 utenti adolescenti, 141 (38,0%) ricorrevano a sostanze varie e 115 (31,0%) presentavano un disturbo di personalità. Per l’esperto una diagnosi precoce può essere un fattore determinante per la cura. Ma quanti sono gli adolescenti ospitati dal servizio di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza modenese?
«Sono circa 10.300 in tutta la provincia - replica Paolo Stagi, direttore del servizio - di cui un terzo a Modena. Ci sono circa 3.500 che presentano un disturbo dell’apprendimento e poco meno un disturbo del linguaggio. Le due diagnosi non si escludono a vicenda. Ci sono circa 1.200 soggetti con disabilità intellettiva, 400 soggetti autistici, circa 350 con sindrome ipercinetica». Per prendersi cura di loro ci sono una ventina di medici a tempo pieno: 1 ogni 500 giovani utenti.
Nel 2014 ne sono stati trasferiti 40 ai servizi “per adulti”, di cui 15 nel capoluogo. «C’è un maggior utilizzo dei servizi quando l’incidenza della malattia è minima - ha ripreso il dottor Stagi - e viceversa».
Il neuropsichiatra infantile Massimo Molteni ha lanciato l’idea di «organizzare i processi per patologia», superando il limite dei 18 anni. Lo psicologo Serafino Corti ha invitato a considerare il problema dell’invecchiamento degli utenti: «Da anziani ricevono molto meno sostegno degli altri».
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