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Litigò e lo uccise, condannato a 16 anni

Litigò e lo uccise, condannato a 16 anni

Vignola. Franco Gabbi accoltellò il maranese Roberto Ricchi nel giugno 2014 dopo un diverbio per strada a Bettolino

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VIGNOLA. È stato condannato a sedici anni di carcere per l’omicidio di Roberto Ricchi, il 51enne di Marano, ucciso nella serata del 20 giugno dell’anno scorso a seguito di un diverbio stradale a Bettolino di Vignola. Al 50enne di Savignano Franco Gabbi, oltre all’omicidio volontario, sono stati riconosciuti pure i futili motivi. Ma è stato invece assolto per il possesso del coltello: insufficienza di prove.

Per la parte civile (avvocato Silivia Silvestri) le provvisionali sono di 100mila euro alla figlia, di 80mila alla consorte e di 20mila alla sorella. Così ieri si è espresso il tribunale nel processo con rito abbreviato condizionato nei confronti di Franco Gabbi, il 50enne che si era sempre difeso spiegando che quella sera era stato aggredito e che avrebbe agito soltanto per difendersi, raccogliendo e usando un coltello che lo stesso Ricchi avrebbe usato contro di lui. Ma questa tesi, quella dell’eccesso di legittima difesa, è crollata: il tribunale, con la sentenza, ha stabilito che Franco Gabbi ha voluto uccidere Roberto Ricchi dopo il diverbio stradale. Prima pugni e calci. Poi dodici coltellate una dietro all’altra. Quasi tutte di punta all’addome, due delle quali al fegato e una,quella mortale, oltre il pericardio sull’aorta; due colpi di taglio al collo e uno al braccio, rimasto ferito nel tentativo di difendere il volto: è questa la sequenza di violenza, come stabilì l’esame autoptico, che subì il corpo di Ricchi e che ha portato alla sua morte la sera del 20 giugno del 2014 dopo un litigio stradale con Franco Gabbi. Il tutto sarebbe nato per una precedenza non data sulla strada che collega Vignola a Sassuolo, a Bettolino a Vignola. Ricchi, residente a Marano, scese dalla sua Panda e venne alle mani con Franco Gabbi di Savignano. Alla fine fu Ricchi ad accasciarsi sull’asfalto, colpito da varie coltellate. Il coltello, con lama a scatto di 8 centimetri venne trovato a pochi metri dal cadavere dai carabinieri mentre Gabbi era in stato confusionale. La difesa, avvocati Brezigar e Bardelli: «Andremo al secondo grado per cercare di ribaltare questo verdetto. Aspettiamo le motivazioni del gup, soprattutto sull’assoluzione per il possesso del coltello». Gabbi resterà ai domiciliari che gli erano stati concessi dopo il delitto

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