Microcosmo di luci e suoni per riscoprire la realtà
Si parte da piccole particelle luminose, prima diradate poi più compatte che descrivono un disegno cosmico al cui centro c'è l'uomo. Comincia così “Ljos”, la performance del collettivo mediale fuse*:...
Si parte da piccole particelle luminose, prima diradate poi più compatte che descrivono un disegno cosmico al cui centro c'è l'uomo. Comincia così “Ljos”, la performance del collettivo mediale fuse*: sulla scena, una danzatrice sospesa nel vuoto si muove generando la reazione di ogni singola unità visiva sullo sfondo. Queste piccole cellule si riuniscono sul finale per comporre un fascio luminoso, anticipando i pattern visivi di Ryoji Ikeda che fa il suo ingresso appena terminata la performance dei fuse*.
Con “Supercodex”, Ikeda ci tiene incollati allo schermo in un live set in cui musica elettronica, suoni di macchinari informatici e di scanner medici sembrano trascriversi in tempo reale sotto forma di codici numerici e algoritmi matematici. Tra intense vibrazioni e una cascata di geometrie minimali assistiamo a uno spettacolo di grande impatto visivo e sonoro, ultimo lavoro di una trilogia che sintetizza i risultati di una ricerca approfondita sulla complessità del simbolo nell'era digitale.
La serata è frutto della rinnovata collaborazione tra Vie e NODE: i fuse* e Ryoji Ikeda si sono esibiti sul palco dello Storchi riempiendo il teatro fino agli ultimi posti in galleria.
Se in “Ljos” l'incontro tra fisicità corporea e l'immagine virtuale crea una coreografia esteticamente armonica, che però non lascia spazio a ulteriori sviluppi, in Ikeda le nuove tecnologie ci mettono in contatto con dimensioni della realtà che a occhio nudo faremmo fatica a percepire, favorendo così una nuova consapevolezza. In questa scoperta la ricerca sperimentale a livello artistico svolge una funzione fondamentale, quella di darci la possibilità di arrivare oltre le apparenze e la finitezza di ciò che vediamo, in tempi in cui il nostro rapporto con la tecnologia spesso ci disorienta e destabilizza.
Claudia Masi
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