Il chirurgo Gioacchino Coppi lascia la Sanità di Modena dopo 44 anni
Va in pensione il luminare della chirurgia vascolare. L'ultima missione: ha riportato la Cardiologia del Policlinico ad alti livelli dopo lo scandalo "Camici sporchi"
MODENA. Giusto il tempo di riordinare le ultime carte, rispondere ai saluti e alle congratulazioni e poi via, per una meritata vacanza.
Dopo quarantaquattro anni di corsia e sala operatoria se ne va in pensione Gioacchino Coppi, luminare della chirurgia italiana e fondatore della Società Italiana di Chirurgia Vascolare. Un caposcuola noto sulle due sponde dell’oceano per le sue capacità professionali come per la sua disponibilità a ricominciare ogni ricerca con l’entusiasmo della prima volta. Modenese purosangue, “zemian” ovvero geminiano nell’anima, Coppi ha rappresentato un pezzo di storia cittadina e italiana. Nato nel 1945, diplomato nel 1964 al liceo classico Muratori, laureato a pieni voti nel 1970 con una tesi in neuropsichiatria, tutto l’opposto delle scelte professionali che lo faranno conoscere in America.
«Ho lavorato negli Stati Uniti dall’85 al ’95, tra New York, Boston, Houston e Seattle - racconta a margine di un convegno in suo onore che si è tenuto ieri sul futuro della chirurgia vascolare - ma ho voluto sempre tornare nella mia città e lavorare per la comunità cui appartengo. E credo che le esperienze, la scuola che abbiamo costruito a Modena, abbia giocato il suo ruolo nel mondo scientifico internazionale. Sia che si tratti di tecniche chirurgiche o di dispositivi da applicare ai pazienti, di nuovi farmaci o di studi innovativi abbiamo saputo creare una squadra affiatata che ha saputo dire la sua ed essere utile ai malati ». I sette brevetti richiesti parlano da soli, così come le 250 pubblicazioni scientifiche di cui un quarto nell’ultimo quinquennio e la metà di queste in inglese sulle più prestigiose riviste internazionali.
Sala operatoria, corsia, ambulatorio, ricerca, sperimentazione, insegnamento universitario e contributi scientifici: nessuno di questi aspetti della professione è rimasto in ombra in una carriera segnata da una molla di curiosità mai appannata. Un fisico minuto e un tratto di modestia che non lo lascia neppure nelle situazioni più critiche, si è ritrovato a gestire unità complesse in ospedale e non solo. Da ultimo, dopo incarichi di altissima responsabilità tra S.Agostino, policlinico e poi Baggiovara, è toccato a lui il compito di rimettere in piedi il reparto che era guidato dalla dottoressa Modena; la bufera giudiziaria, l’inchiesta e la sua condanna a quattro anni avevano gettato nello sconforto personale e pazienti.
«Ora è tutto alle spalle - dice Coppi - la situazione è tornata a quel livello che Modena sa meritare. Credo che vada riconosciuto a chi ha lavorato con noi in questi anni la passione di un cuore artigiano, lo stesso che caratterizza i modenesi in tanti settori. La coscienza di fare il proprio lavoro con dediczione, la capacità di afrontare gli ostacoli in maniera costruttiva: ecco tutto questo è un patrimonio che non va disperso ma anzi difeso».
Per lui, che ha avuto tra i suoi pazienti illustri Giorgio Fini e Giuseppe Panini, la vita professionale continuerà magari con uno studio privato. Cresciuto nell’equipe di un altro luminare come Pellegrino Vecchiati, con il S.Agostino degli anni ’70 e ’80 a fargli da seconda casa, oggi Coppi guarda al passato con serenità. Molti dispositivi inventati a Modena sono usati negli ospedali di tutto il mondo ma la voglia di continuare non si è esaurita.
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