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Cremonini e le carni rosse: "E' un allarme che non parla italiano"

Serena Arbizzi
Cremonini e le carni rosse: "E' un allarme che non parla italiano"

Scordamaglia, Ad di Inalca: " I nostri consumi sono ben al di sotto degli altri Paesi". Nini, Consorzio Prosciutto Modena: "Pe qualità e lavorazione siamo i primi"

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MODENA Prima di creare allarmismo bisogna guardare i fatti e, soprattutto, capire che cosa comunica realmente il documento dello Iarc, legato all’Organizzazione Mondiale della Sanità. È questa una presa di posizione netta quella dei produttori nostrani di insaccati e carni lavorate contro quanto dichiarato dall’Oms e tengono a fare i dovuti distinguo tra il prodotto modenese e gli alimenti oggetto dell’indagine.

MANGIATE ITALIANO Per il gruppo Cremonini, l’Italia è fuori dall’allarme lanciato dall’Oms in merito alle carni lavorate, considerate cancerogene, e a quelle rosse, “probabilmente cancerogene”, «perché si parla di quantità e qualità che non sono quelli che caratterizzano le carni italiane – afferma Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare e amministratore delegato di Inalca, controllata del gruppo Cremonini per la produzione di carni bovine – l’indicazione di quantità pericolosa per la salute che giunge dall’Oms non riguarda l’Italia perché le dosi di carni e salumi consumate in media dagli italiani, secondo le statistiche ufficiali, sono molto al di sotto ed esattamente coerenti con le indicazioni giunte dalla stessa Oms. Siamo fuori dai rischi segnalati anche per quanto riguarda i salumi perché si punta l’indice sull’affumicatura, cosa che in Italia non si fa mentre li trasformiamo con il sale. Inoltre, la carne italiana è di diversi punti percentuali più magra di quelle consumate in altre parti del mondo». Scordamaglia conclude quindi con questo invito ai consumatori: «continuate a mangiare sempre quello che mangiate in Italia e a scegliere prodotti italiani».

PROSCIUTTI DI QUALITA' Anche Davide Nini, presidente del consorzio Prosciutto di Modena Dop, invita a non creare allarmismo. «La premessa è che l’Oms dice che c’è una correlazione tra una probabile insorgenza di tumori e un consumo eccessivo. – chiosa Nini - Bisogna ricordare che in Italia non c’è un consumo eccessivo di carni rosse e insaccati. Al di là della quantità, poi, bisogna considerare altri due fattori: la qualità della carne e dei salumi e l’equilibrio complessivo all’interno di una dieta. Non si possono prendere in maniera distinta i singoli elementi che fanno parte di una dieta complessiva e poi considerarli in modo a sé stante. L’Italia è il secondo popolo più longevo al mondo. Non sarà un caso… La nostra è una dieta varia in cui c’è presenza di frutta e verdura, ma anche carni bianche e rosse, una fonte importante di proteine, vitamine e oligoelementi necessari al buon funzionamento del sistema muscolare e immunitario. Occorre, poi, distinguere tra qualità della materia prima e del prodotto trasformato: su entrambi i punti ci distinguiamo nettamente dai paesi nord europei e dal continente americano. Nel caso del prosciutto di Modena, poi, i suini sono nati e allevati in Italia con le regole previste dal disciplinare. Altra cosa: per il prosciutto di Modena nella lavorazione e nella trasformazione non è consentito l’uso di alcun conservante e ingrediente eccetto la coscia del suino e l’aggiunta di un po’ di sale. Continuerò pertanto a seguire la dieta che ho sempre seguito che prevede carne rossa e buona salumeria» conclude Nini.

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