I coniugi Bernardini di Pavullo proclamati venerabili
Cerimonia solenne in Duomo con il vescovo Castellucci ricordando la famiglia che ha dao sei figli alla Chiesa con la loro scelta di una vita consacrata.
PAVULLO. È stata una messa molto sentita, quella che ieri sera ha proclamato "venerabili" i coniugi Bernardini di Pavullo. La messa in Duomo a Modena con il vescovo monsignor Erio Castellucci dedicata ai due coniugi, appartenenti al secolare Terzo Ordine Francescano, è iniziata con una lettura delle loro biografie.
UNA VITA DI SOFFERENZE. Si è cominciato con quella di Sergio, la cui vita è stata fin da subito travagliata: la necessità di lavorare in tenera età, il primo matrimonio ed i tre figli, che perderà in pochi anni insieme alla moglie, il viaggio in America ed il ritorno a casa, dove incontra Domenica, «una brava giovane», anch'ella proveniente da un fidanzamento finito in tragedia. I due si sposano dopo un anno, il 20 maggio 1914, e dalla loro unione nasceranno ben dieci figli, otto dei quali, sei figlie e due figli, intraprenderanno la vita religiosa. Uno di loro, Monsignor Germano Bernardini, è tuttora vescovo emerito di Smirne, a sua volta ordinato da Felix Alaba Adeosin Job, seminarista nigeriano adottato dai coniugi nel 1963 e diventato vescovo di Ibadan in Nigeria. I due, insieme a padre Sebastiano, erano presenti alla funzione, dietro l'altare, e hanno attivamente partecipato alla cerimonia dirigendo alcune delle preghiere prima dell'Eucarestia.
UN ESEMPIO DI FEDE CRISTIANA. Durante l'omelia, il vescovo monsignor Erio ha esaltato l'esempio dei coniugi Bernardini di come la fede vada vissuta tanto all'interno quanto all'esterno del nucleo familiare: «Come cristiani siamo miopi quando ci chiudiamo di fronte ai problemi degli altri ed evitiamo di alzare lo sguardo, e siamo presbiti quando guardiamo lontano e trascuriamo di amare chi abbiamo vicino. I coniugi Bernardini non solo hanno accolto la luce della fede, facendone il fondamento della loro esistenza, ma per tutta la loro vita non si sono chiusi nel loro recinto». (e.v.)
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