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Nadia Luppi: «Da Modena guardo il mondo con il cuore»

di Laura Solieri
Nadia Luppi: «Da Modena guardo il mondo con il cuore»

Storia, passioni e sogni di Nadia Luppi, giovane ipovedente che scatta fotografie. Un lungo lavoro psicologico per superare la collera per la perdita della vista e l'autocommiserazione

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MODENA.  «Sono nata e cresciuta nella mia amata Modena, dove mi divido tra lavoro, sviluppo personale e vita di relazione. Punto ad essere un'abitante sempre più adeguata del mondo, e per questo ogni giorno nutro con convinzione i miei sogni e porto avanti i miei progetti professionali e personali, con tutti i miei limiti e le mie paure, ma soprattutto con il cuore».

Nadia Luppi, classe 1981, una laurea in Filosofia e un master in Diritti Umani, lavora come centralinista e condivide la casa con un paio di amiche; ipovedente, a nove anni ha perso buona parte della sua capacità visiva.

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"HO IMPARATO A VEDERE CON IL CUORE"  «Lentamente sono arrivata a vedere poco ma forse oggi vedo molto di più di allora», racconta Nadia, con la quale sfogliamo un album di foto fatto di amici, di esperienze di volontariato in giro per l'Italia, di viaggi e sorrisi. «Questo scatto a Dublino, sul fiume Liffey, rappresenta un momento assurdo!», sorride Nadia pescando dall'album una foto.

«Quella sera avevo deciso di raggiungere da sola un pub in cui avrei dovuto incontrare alcune persone conosciute il giorno stesso. Mi vesto, chiedo indicazioni e via con il mio bastone verso la destinazione. Arrivata sul ponte, mi sono messa gli occhiali da sole sulla testa, ho chiuso il bastone bianco, ho estratto la macchina fotografica dalla borsa e fatto qualche scatto. Poi, rimessa a posto la macchina, sistemati gli occhiali e aperto il bastone, riparto. C'era un uomo seduto lì vicino che credo sia rimasto molto confuso dalla scena. Poteva sembrare strano... Ma la foto l'ho fatta a naso, era il crepuscolo e vedevo abbastanza bene, il bastone mi serviva più per segnalazione che come guida ma tutto questo lui non lo sapeva! Se l'universo ha voluto così, un significato ci sarà», prosegue Nadia.

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"HO IMPARATO A CAPIRE CHE ANCHE LA LENTEZZA E' IMPORTANTE"  «Sto imparando a cogliere le metafore della vita, a guardare oltre la prima impressione, ad andare in profondità nelle cose. Sono legatissima alla mia terra anche se il modello emiliano del fare, correre, sacrificarsi in nome del lavoro ritengo possa ledere la ricchezza interiore del sentire, dello stare... E' fondamentale fermarsi ogni tanto ad ascoltare noi stessi e chi o cosa ci sta intorno - afferma Nadia - Quando mi sono data la possibilità di fermarmi e respirare, ho incontrato persone meravigliose e tuttora porto i loro sguardi e le loro voci con me perché mi arricchiscono».

Sentire e scrivere: due urgenze a cui Nadia risponde prontamente: «La scrittura per me è strumento di condivisione, di presa di coscienza per una crescita comune. La mia immagine del mondo e di me stessa sta cambiando di giorno in giorno, grazie al percorso di formazione come counselor e all'avventura della biodanza che mi aiuta a lavorare di più sul corpo che sulla parola. La gente codifica il mondo con la vista... Quando entro in una stanza piena di persone, cerco di conoscerle dalla voce, dal profumo, dalla forma e dal movimento del corpo, e in questa ricerca di affinità con l'altro la biodanza mi aiuta a lucidare le mie antenne. In questo momento sto lavorando molto sull'ascolto - conclude Nadia - Prima ho ascoltato tanto i miei dolori, la mia rabbia, della mia storia ho ascoltato più quello che mi mancava e mi sono auto commiserata. Poi ho imparato che per raggiungere quello che voglio, prima devo ascoltare chi sono e guardare a quello che ho. Con il senno di poi, nonostante la fatica e i turbamenti, confesso che sin qui la mia disabilità mi è stata anche utile, perché forse, altrimenti, certe cose non le avrei mai capite».

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