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La vicenda esplosa con una messa in agosto

La vicenda esplosa con una messa in agosto

Il sacerdote si presentò in chiesa con la famiglia coinvolta per denunciare il caso di diffamazione

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PAVULLO. Tutto è esploso di colpo il 30 agosto, quando don Luciano Venturi al momento di uscire dalla sagrestia per la celebrazione della messa delle 10.30 nell'antica pieve di Monteobizzo si è presentato insieme ai genitori del bimbo di tre mesi di cui secondo alcuni parrocchiani era lui il padre, con la famiglia al gran completo. È andato diretto al leggio e ha affrontato il problema frontalmente, stanco di insinuazioni che andavano avanti da due mesi. Molti sapevano già, ma in questo modo tutto è stato reso pubblico anche a tutela del piccolo che – ha sottolineato il sacerdote – non poteva crescere in un clima del genere. Ha parlato di diffamazione, «con responsabilità da gravi a gravissime» da parte di «tante persone del gruppo cucina, tante persone dei cori che cantano alla messa delle 10.30 e a quella delle 11.30, tante persone del gruppo Caritas, tante persone dei gruppi famiglie vecchi e nuovi. Si voleva colpire me – ha detto chiaro e tondo - e, a questo scopo, non si sono avuti scrupoli nei confronti di un bambino e della famiglia».

L'impatto è stato molto forte, sia per la denuncia che per i drastici provvedimenti: «Le attività pastorali portate avanti in questi anni – ha annunciato - non sono sospese, ma chiuse. Non c’è più il gruppo cucina, non ci sono più i cori, non c’è più il gruppo Caritas e non ci sono più i gruppi famiglie. Non c’è più il gruppo sportivo e non ci sono più le attività con i ragazzi. Dobbiamo concentrarci unicamente sulla messa, per imparare da Dio come si sta al mondo». Nei giorni seguenti la formalizzazione della querela per diffamazione e il contestuale avvio da parte dei carabinieri di Pavullo delle audizioni delle persone chiamate in causa. Il tutto però solo con l'intenzione di accertare circostanze e provare l'innocenza del sacerdote, che ha fatto sapere chiaramente di non volere vendette e di essere disposto al perdono, ma nella verità dei fatti. La risposta della sua comunità e di quella pavullese in generale è stata di grande vicinanza, sia con le dichiarazioni di stima che con la presenza nei momenti chiave: la veglia di preghiera e adorazione organizzata dalla vicina parrocchia di San Bartolomeo ha visto il 3 settembre una chiesa gremita e la domenica seguente, la prima dopo l'esplosione del caso, don Luciano ha celebrato in una pieve gremita. Anche i parroci vicini si sono stretti a lui e soprattutto la Diocesi, che dopo averlo ascoltato ha espresso «la sua vicinanza e la sua fiducia al parroco don Luciano Venturi e alla famiglia coinvolta nelle gravi calunnie», sottolineando che «il clima esasperato impone a tutta la comunità cristiana un serio esame di coscienza».

Daniele Montanari

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