Libera avverte Carpi sul pericolo mafie
Conclusa la tre giorni organizzata dal presidio Peppe Tizian, in vista della maxi udienza di Aemilia
"Le mafie s’incazzano quando gli tocchi gli affari. Quando con le tue inchieste smuovi la fitta rete di relazioni create ad hoc tra clan, politica ed imprenditoria. Il potere mafioso si fonda sull’omertà, sul silenzio e sulla capacità di “drogare” il sistema politico ed economico. Senza la complicità di colletti bianchi e professionisti vari, non devasti un territorio; senza avere attività commerciali al tuo servizio, non ricicli il denaro sporco. Le prime notti insonni le ho vissute nel 2008, quando mi arrivò la prima querela in seguito a ciò che scrissi sulle presunte relazioni mafiose con i Casalesi, del senatore Tommaso Barbato. Ero giovane allora, non sapevo bene a chi rivolgermi, ma si andò a processo e vinsi la causa perché scrissi la verità».
Queste le parole di Nello Trocchia, giornalista de Il Fatto, intervenuto sabato all’Auditorium Loria di Carpi nell’ambito della conferenza “Libertà di informazione?”, organizzata dai ragazzi del presidio “Libera” e alla presenza di altri due ospiti d’eccezione: Giovanni Tizian, giornalista de L'Espresso e compagno di Trocchia in tante battaglie contro le mafie e Massimo Manzoli dell’associazione ravennate “Gruppo dello Zuccherificio”, che da anni si occupa di condurre inchieste contro la criminalità organizzata.
«Le mafie usano due mezzi di intimidazione verso noi giornalisti per ciò che scriviamo - puntualizza Giovanni Tizian, al cui padre Peppe è intitolato il presidio di Caroi -le minacce verbali e fisiche, e il tentato acquisto di spazi pubblicitari sui giornali per cui lavoriamo, soprattutto se sono quotidiani locali, per mettere a tacere così le nostre parole. Io vivo sotto scorta dal 2011, da quando come collaboratore per la Gazzetta di Modena scrissi due pagine sui “signori” delle slot machine in Emilia Romagna e feci il nome di Nicola Femia, che minacciò di spararmi in bocca. A volte mi pento, ma poi penso che l’unico modo per creare consapevolezza su ciò che ci accade intorno sia questo: raccontare la verità».
«La nostra associazione, nasce da un gruppo di amici con la voglia di indagare e scrivere su ciò che di strano accade sotto i loro occhi- racconta Massimo Manzoli del “Gruppo dello Zuccherificio” -abbiamo condotto indagini sulle bische clandestine, sui “Compro Or”" e sui centri massaggi, in più andiamo nelle scuole per trasmettere ai ragazzi i messaggi della legalità e dell'importanza di essere cittadini attivi».
Ieri sera infine il terzo appuntamento con Libera, ieri sera al circolo Arci Mattatoyo, L’avvocato Enza Rando, il legale di Libera ha fatto il punto con i giornalisti della Gazzetta sulle inchieste di mafia in Emilia (Aemilia, Blak Monkey e Teseo, ma si è parlato anche di Cpl e della Camorra nel modenese) raccontando di avere preparato una memoria di 800 pagine in vista della maxi udienza preliminare di mercoledì sull’inchiesta Aemilia.
Valentina Corsini
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