Musti: «Capisco la rabbia ma la legge va applicata»
Il procuratore di Modena: «Certi politici cavalcano la risposta armata dei cittadini Tiramolla tra il bisogno di svuotare le carceri e la richiesta di certezza della pena»
NOVI. Anche dopo il caso di Rolo, che ha portato all’arresto di un ladro di Novi, una larga parte della opinione pubblica discute dell’uso delle armi per legittima difesa, della legittimità o meno di sparare contro i ladri e anche della carcerazione certa per chi viene arrestato, che spesso non c’è come avvenuto per Devis Lucchesi, 20 anni, mandato ai domiciliari nel campo nomadi novese.
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Lucia Musti, procuratore di Modena, ha le idee chiare in merito: «Il problema esiste, è molto sentito e porta a due considerazioni - spiega - i cittadini hanno l’esigenza di avere sicurezza che non è mai abbastanza. Ma oltre alla prevenzione (e le forze dell’ordine agiscono al massimo delle loro possibilità) esiste la repressione dei reati che spetta al magistrato. Non siamo solo noi magistrati inquirenti della Procura, ma anche i giudici. Si chiedono condanne certe che vengano eseguite. Se è vero che i cittadini hanno ragione, la risposta della Procura non può però soddisfare tutti».
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La Musti sottolinea che per chi si fa giustizia da sè ci sono sempre conseguenze previste dalla legge: «Le leggi sulla legittima difesa hanno precisi paletti messi negli anni dai politici. Questo discorso vale ancor più per la carcerazione, dato che i governi devono da anni far fronte ad emergenze carcerarie. L’Unione Europea ci ha multato per le condizioni disumane delle nostre carceri e ora, come con un elastico, da un lato si svuotano le carceri e dall’altro si chiede di riempirle per applicare la legge».
E quindi al cittadino non resta davvero altro che farsi giustizia da sé? «È un argomento, questo, che cavalcano alcuni partiti politici - spiega il procuratore - noi non facciamo politica. E per noi sparare è un’azione penalmente rilevante. Dobbiamo aprire un fascicolo su chi spara così come lo apriamo su chi entra in casa, ruba, stupra o sequestra persone. La tutela della legalità è difficile. Ridurla a una reazione armata per evitare un’aggressione, come fanno certi politici, è fuorviante. Mi attirerò l’ira di chi legge, ma il pubblico ministero non deve far felici le persone. Deve applicare la legge - ha aggiunto - i cittadini hanno ragione a infuriarsi contro furti e rapine ma nulla li autorizza a reagire in questo modo».
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Il procuratore ha poi spiegato che le leggi vengono fatte in parlamento da politici e che sempre i politici fanno leggi che ne allentano gli effetti. Per questo, si può aggiungere, capitano spesso paradossi che portano da un lato ad apparenti “stangate” per chi commette un reato e dall’altro a leggine che attenuano gli effetti. Il magistrato, applicando queste leggi, non fa altro che metterne a nudo le contraddizioni.
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