«Con una dieta bilanciata la carne non è un pericolo»
Tiziana Soncini esperta di regimi alimentari invita a non farsi prendere dal panico «Lo Iarc non parla di nesso diretto con il cancro. L’importante è non esagerare»
Una dieta bilanciata, composta da una varietà di cibi selezionati, “cum grano salis”, cioè con il discernimento necessario che eviti di scivolare negli eccessi. Questo continua ad essere il parere degli esperti di nutrizione nel suggerire differenti panieri di alimenti a seconda della persona che si trovano di fronte. E la carne non verrà quindi eliminata dalle diete, ma continuerà ad essere suggerita due o tre volte alla settimana, complessivamente, che si tratti di insaccati o, piuttosto, di altre tipologie di carne, rosse o bianche.
Lo sottolinea la dottoressa Tiziana Soncini, medico specializzato nella prescrizione di regimi alimentari che contribuiscano al benessere dell’individuo nel suo complesso. Questo anche dopo le dichiarazioni dello Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha evidenziato una possibile correlazione tra il consumo di salumi, insaccati e carne lavorata e il cancro. «Innanzitutto, lo Iarc ha parlato di una possibilità non di un nesso – premette la dottoressa Soncini – e fa riferimento soprattutto alle carni lavorate. Le nozioni ribadite nella ricerca presentata dall’Oms si sapevano già a partire dagli anni Settanta/Ottanta e gli studi sono stati effettuati sulla base di dosi massicce di prodotto assunto».
La raccomandazione è quella di comportarsi in modo equilibrato quando si decide cosa mettere in tavola. «Quindi, - continua il medico - occorre non dimenticarsi di utilizzare il buon senso, ricordando di non cadere negli eccessi. Due o tre volte alla settimana la carne si può consumare. E per carne intendo qualsiasi tipo: dalla carne bianca alla carne rossa, inclusi gli insaccati. Avendo cura sempre, come prima cosa da ricercare quando si acquista il cibo, di trovare la qualità. Ad esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità critica anche il wurstel, ma, anche in questo caso, serve capacità di giudizio: dipende da chi lo fa. Ci sono, infatti, “artigiani della carne” che sono molto attenti alla materia prima utilizzata. Stesso discorso per gli insaccati. Avere cura di scegliere un prosciutto, ad esempio, che rispetta un certo disciplinare di produzione è importante, anche se fa lievitare verso l’alto il prezzo. Scegliamo, dunque, sempre carni controllate: il marchio forte può essere un aiuto nel cercare un prodotto sano, perché i controlli esercitati sui processi di produzione, solitamente, sono maggiori. – prosegue Soncini – Un’adeguata attenzione va inoltre prestata all’utilizzo dei conservanti, ricordando che i salami fatti in casa, ad esempio, non hanno la stessa colorazione rossa di quelli in commercio. I salami fatti in casa sono un poco più scuri. Nel corso del tempo, infatti, abbiamo perso certi parametri che ci aiutano a individuare il cibo più sano: ci è stato inculcato che un buon salume è rosso. Quindi, il rosso è sinonimo di freschezza. Invece, talvolta, può minare la salute. E tenere in mente che bisogna variare l’alimentazione» conclude il medico.
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