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Novellara-Modena in sella alla bicicletta per andare al lavoro

di Vittorio Ariosi
Novellara-Modena in sella alla bicicletta per andare al lavoro

Marco Tondelli percorre 72 chilometri in tutte le stagioni «Se fossi in Francia, lo Stato mi darebbe 3 mila euro l’anno»

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MODENA. Il novellarese Marco Tondelli, per quanto riguarda gli spostamenti in bicicletta, ha fatto una scelta radicale ben prima del protocollo d’intesa recentemente sottoscritto per la definizione di una legge regionale sulla mobilità ciclopedonale. Una legge che avrebbe come obiettivo il raddoppio degli spostamenti in bici in Emilia Romagna, attualmente al 10%, il doppio rispetto al dato nazionale. Tondelli vive a Novellara ma lavora a Modena, e da un paio d’anni va ogni giorno a lavorare in bicicletta, lungo il percorso: Novellara, Cognento, Canolo, Correggio, Fazzano, San Martino in Rio, Stiolo, San Faustino, Rubiera, Modena, e ritorno: 36 chilometri all’andata e 36 al ritorno: 360 km ogni settimana, 12 mila km in un anno. In tutte le stagioni, bloccato solo dalla neve. Con partenza alle ore 6 e ritorno alle ore 20. Fra i maggiori inconvenienti, l’aggressione dei cani nelle strade di campagna e la nebbia abbinata al buio. E la domenica, per riposarsi e stare in forma, va a camminare nelle Valli con la moglie. Potrebbe essere un credibile testimonial della prossima campagna regionale per la promozione della mobilità ciclopedonale.

Impegnato e sportivo. Amministratore comunale dal 1990 al 2009, socio fondatore della Pro loco e del Sap (Servizio alla persona) di Novellara, dirigente della Novellara Sportiva calcio, presidente e giocatore della squadra di calcio amatoriale Tiutati, rappresentante dei genitori nel Consiglio dell’Istituto comprensivo, è anche promotore di diverse iniziative con finalità solidali.

Signor Tondelli, cosa l’ha indotto a fare questa scelta, abbastanza insolita e radicale?

«A me piace l’esercizio fisico. Mi è sempre piaciuto camminare, giocare al calcio, andare in bici. E adesso che ho due figlie, una che frequenta la scuola media e l’altra il liceo Spallanzani, continua a piacermi. Ma in questo caso direi che si tratta di una scelta di vita, una questione di coerenza personale, per il mio benessere ma anche per il rispetto dell’ambiente».

Che cosa dovrebbero fare secondo lei le amministrazioni pubbliche per promuovere di più la buona pratica di andare al lavoro in bicicletta?

«Dovrebbero fare certamente di più, a cominciare dalla manutenzione delle strade e dalla realizzazione di un maggior numero di piste ciclabili. Ma anche negli ambienti di lavoro ci si dovrebbe attrezzare di più per incentivare questa scelta da parte dei dipendenti. Ma molto di più si dovrebbe fare anche sul piano legislativo. In questi giorni in Francia è stata approvata una legge che riconosce a chi va a lavorare in bicicletta un rimborso di 0,25 euro al chilometro; ho fatto un po’ di conti a me spetterebbero almeno 3mila euro all’anno. In Belgio e in Norvegia leggi simili sono in vigore da anni. La mia scelta non ha evidentemente motivazioni economiche, ma credo che lo Stato dovrebbe in qualche modo promuovere e sostenere queste scelte, perché con le biciclette non si inquina e si ridurrebbero le spese per la manutenzione delle strade».

Quali sono i principali problemi che si trova a dover affrontare lungo la strada?

«Può sembrare strano, ma un problema sono le aggressioni dei cani quando si transita nei pressi delle case coloniche. Io sono stato aggredito una decina di volte, ma ho imparato a difendermi portando con me un bastone. La situazione meteo più difficile è invece la nebbia, specialmente quando si fa buio».

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