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Ospedale, a dicembre si andrà alle urne per il referendum

Ospedale, a dicembre si andrà alle urne per il referendum

Mirandola. Il voto a maggioranza del Consiglio comunale non convince il comitato promotore. «Decidano i cittadini»

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MIRANDOLA. Il referendum sull’ospedale è saltato, anzi no si farà.

Ieri sera il comitato referendario che ha raccolto nei mesi scorsi oltre 1500 firme per costringere la politica a farsi carico della salvaguardia dell’ ospedale ha deciso di non interrompere l’iter, ma di attendere che il Comune fissi come prevede la norma la data del referendum. In altre parole, viene superato - e rovesciato - il voto a maggioranza sull’ordine del giorno di lunedì sera in Consiglio Comunale. E decorre il conto alla rovescia per la consultazione dei cittadini, che avverrà entro la prima metà di dicembre, forse domenica 13. C’è tempo questa settimana per fissare la data.

Voto consultivo. Referendum - va detto - consultivo, referendum dispendioso (70mila euro), referendum dal quesito giocoforza generico, in quanto la materia della sanità non è competenza del Comune e solo con una formulazione blanda il comitato era riuscito a passare l’ostacolo della commissione che lo ha ammesso. Ma referendum che ha riacceso i fari della politica e delle istituzioni, mobilitando in questi mesi l’uno e l’altro fronte per garantire comunque un servizio migliore ai cittadini. Da una parte il Comune e la sua maggioranza che, dopo avere contestato l’iniziativa, si sono impegnati ovunque per migliorare la situazione, promuovendo la partecipazione, reclamando più attenzione alla sanità della Bassa nelle stanze dei bottoni, promuovendo una consultazione informale tramite l’Indicatore Mirandolese, promuovendo le visite dei cittadini al Santa Maria Bianca, inaugurando reparti risistemati nel post sisma, chiedendo il ritorno di un dirigente per l’ospedale, non condiviso con Carpi. Dall’altra le minoranze (Lega Nord, Pdl, e Movimento Cinque Stelle, inizialmente compatte) che la scorsa settimana avevano presentato il loro lungo “elenco della spesa”, frutto di tante consultazioni. Un elenco di interventi dettagliati per migliorare l’ospedale, ponendolo come condizione per la salvaguardia di un ospedale che nel documento presentato al Consiglio comunale era definito “di area”.

La guerra sull'ospedale di area. Ma proprio sulla parola ospedale “di area” lunedì sera in Consiglio comunale è successo di tutto. La maggioranza ha presentato un documento fotocopia di quello delle minoranze, chiedendo che venisse votato, con l’unica differenza che invece di ospedale “di area” l’ospedale di Mirandola diveniva “di frontiera”.

Una formula inedita, evidentemente per non qualificare Mirandola “ospedale di area” (oggi nel modenese lo sono solo Carpi e Sassuolo, Policlinico e Baggiovara sono di rango superiore), visto che l’altra dizione possibile era “ospedale di prossimità” (riservata già a Castelfranco e Pavullo). È noto che per molti questa qualifica comporta la trasformazione in case della salute o poliambulatori, per così dire mascherati.

Ospedale di frontiera. Alla proposta della “frontiera” si sono opposte metà delle minoranze, il Consiglio è stato sospeso, i capigruppo si sono litigati e alla ripresa la minoranza si è divisa: voto favorevole di Golinelli (Lega) e Pdl (Mari e Platis), convinti che il Comune votando quel documento si assumesse comunque precise responsabilità. Voto contrario di Marian Lugli (Forza Italia) e dei due consiglieri 5 Stelle, Tinchelli e Cavazza, convinti che il mancato reclamo di un ospedale “di area” avrebbe significato prima o poi la “poliambulatorizzazione”. Ieri il voto del comitato referendario: avanti col referendum, per consentire ai cittadini la possibilità di dare una indicazione generica ma forte e popolare sulla sanità della Bassa.

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